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Dalla corsa dei privati ai soldi pubblici le scelte che cambieranno il sistema

Dopo mesi di appuntamenti “decisivi” che non si sono poi rivelati tali, per Monte dei Paschi di Siena è incominciata la settimana che realmente ne segnerà, in un modo o nell’altro, il destino.
Giovedì si saprà se l’aumento di capitale da cinque miliardi di euro, necessario per permettere alla banca di liberarsi di 27,7 miliardi di euro di sofferenze, sarà andato a buon fine. La Banca Centrale Europea ha già negato una proroga dei termini, per paura di un deterioramento della situazione di liquidità.
La Bce ha lasciato dunque l’intervento pubblico come unica alternativa al fallimento controllato. Ecco i tre scenari possibili per il Monte:
AUMENTO DI CAPITALE PRIVATO
Mps ha riaperto la conversione di obbligazioni subordinate in azioni, puntando a ampliare la platea rispetto al miliardo di euro già ottenuto in una prima fase. In teoria, ci sono obbligazioni disponibili per poco più di 2 miliardi, e la banca spera di convertirne circa la metà, riducendo così il fabbisogno da 5 a 2,5-3 miliardi.
Dato lo scarso interesse sin qui dimostrato dai potenziali nuovi azionisti e i tempi molto stretti dell’operazione di conversione, questo scenario appare altamente improbabile.
Nell’eventualità in cui accadesse, gli obbligazionisti che hanno scelto di convertire i loro bond otterrebbero azioni secondo i termini generosi dello scambio; gli obbligazionisti subordinati manterrebbero i loro titoli e lo Stato potrebbe non intervenire.
AUMENTO DI CAPITALE PARZIALMENTE PUBBLICO
Il Ministero dell’Economia detiene già il 4% di Mps, dunque può sottoscrivere l’aumento di capitale privato per una quota proporzionale (circa 200 milioni), senza che questo venga considerato un aiuto di Stato. Tuttavia è teoricamente possibile che il governo possa intervenire con una cifra superiore a questa per completare l’operazione privata.
A Siena si ritiene che, purché il governo non diventi primo azionista, sia possibile convincere la Commissione Europea a evitare di giudicare questa iniezione di capitale pubblico come un aiuto di Stato. Questo permetterebbe di evitare l’applicazione delle norme europee che prevedono il coinvolgimento almeno degli obbligazionisti subordinati in caso di intervento del governo.
Al Mef, tuttavia, questa strada viene vista come poco percorribile poiché sarebbe molto difficile far accettare questo tipo di interpretazione a Bruxelles.
SALVATAGGIO PUBBLICO
In caso di fallimento dell’operazione privata, il governo è pronto ad avviare il processo di “ricapitalizzazione preventiva” di Mps. Questo prevedrebbe la conversione forzosa di tutte le obbligazioni subordinate a un prezzo inferiore al loro valore nominale, in ottemperanza alla normativa sul “burden sharing”.
L’operazione potrebbe ricalcare in pieno lo schema della soluzione privata, che prevede lo spacchettamento delle sofferenze di Mps ed il coinvolgimento del fondo salva- banche Atlante, che investirebbe 1,6 miliardi in una porzione di queste “cartolarizzazioni”.
Ma il Tesoro sta studiando anche altri piani, per esempio riducendo la quantità di crediti deteriorati ceduti dalla banca, per limitare il fabbisogno di capitale. Un’alternativa, che a Via XX Settembre ritengono però poco probabile, prevedrebbe l’esclusione di Atlante, per permettere al fondo di investire i soldi risparmiati nelle banche venete, di cui detiene il controllo.
Il governo interverrà probabilmente alla fine della settimana, ma è possibile che al Parlamento sia richiesto di votare già nei prossimi giorni per autorizzare i saldi di spesa.
L’ipotesi più probabile è quella di includere l’eventuale salvataggio di Mps in un fondo più ampio – intorno ai 15 miliardi – da destinare anche agli altri istituti in difficoltà, senza indicare necessariamente i futuri beneficiari.
A differenza di Mps, infatti, gli altri istituti non possono godere al momento della cosiddetta “ricapitalizzazione preventiva”, che permette di escludere gli obbligazionisti ordinari dal salvataggio.
Questa strada richiede infatti che la banca in difficoltà sia stata sottoposta a uno stress test, come quello che l’Autorità Bancaria Europea ha condotto su tutte le principali banche continentali (tra cui Mps) ad agosto.
Per Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza e le altre banche minori in difficoltà, manca un esercizio recente di questo tipo. La Bce e la Banca d’Italia non avrebbero problemi a disegnare degli esercizi ad hoc, ma questo richiederebbe dei tempi tecnici non conciliabili con le esigenze immediate del Monte.

Ferdinando Giugliano

 

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