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E dalla Bce pioggia di 63 miliardi

Pieno di liquidità per 474 banche europee, italiane in testa. Ieri hanno preso a prestito all’asta “Tltro” della Bce 233 miliardi – 63 miliardi le tricolori -, e sfruttato l’ultima occasione per farsi pagare (lo 0,4% annuo) per avere fondi dalla vigilanza. Come ha detto il governatore Ignazio Visco lunedì, l’Eurotower «potrebbe accorciare» il periodo fra il ritiro delle misure di acquisto di titoli di Stato europei e il rialzo dei tassi ufficiali.
Quando e come succederà non è chiaro, ma in vista delle decisioni i tassi sul mercato salgono da settimane. Per questo le banche hanno raccolto a piene mani l’offerta di Francoforte ieri. Le prime due aste, nel 2011 e 2012, fecero piovere mille miliardi sugli istituti; salvo poi scoprire che una minima parte finiva nel credito all’economia. Così dal 2014 la Bce modificò le regole: i fondi di Tltro andavano rimborsati in anticipo se una quota rilevante non era impiegata in famiglie e imprese. L’asta di ieri ha regole un po’ meno ferree: si riceve il denaro a quattro anni al tasso di rifinanziamento (oggi è zero), poi a gennaio 2018 la Bce applicherà il tasso sui depositi (-0,40%) a quelle banche che rispettano i criteri studiati per far finire i soldi nell’economia reale (e non nei titoli di Stato o nelle Borse).
Su tali premesse le banche europee hanno ritirato più del doppio previsto, portando il totale dei prestiti ricevuti dalla Bce a 740 miliardi. In prima fila le italiane, che hanno alzato oltre i 230 miliardi il loro appannaggio: la più “affamata” ieri è stata Unicredit (che ha preso 24,4 miliardi, non tutti con la rete italiana però), poi Intesa Sanpaolo (12), Iccrea (9), poi Bper (4,1), Popolare di Sondrio (3,5), Banco Bpm (3,1), Ubi Banca (2,5) e Mediobanca (1,5), Credito Valtellinese (1), Banca Ifis (700 milioni), Credem (500 milioni).
I fondi serviranno per la traversata del deserto dei prossimi mesi, quando i tassi risaliranno e le banche dell’Europa periferica (specie italiane) dovranno continuare la dolorosa pulizia del cattivo credito dai loro libri. «Gli elevati livelli di Npl devono essere affrontati come priorità, l’approccio attendista non può proseguire», ha ribadito Danièle Nouy, che presiede la vigilanza bancaria. Ieri il presidente della Bce Mario Draghi l’ha difesa dagli attacchi di parzialità, definendola «rigorosa e al tempo stesso equa».

Andrea Greco

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