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Dalla Bce nuova boccata d’ossigeno ad Atene

La Banca centrale europea ha acconsentito ieri all’aumento di 2 miliardi di euro della liquidità di emergenza concessa alla banche greche, per dar tempo al negoziato politico sul programma di Atene, anche se si è avuta la conferma ufficiale che lunedì prossimo non ci sarà alcun accordo finale alla riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles. «Sono stati fatti progressi – ha detto a Parigi il presidente del gruppo dei ministri finanziari della zona euro, l’olandese Jeroen Dijsselbloem – e ho ricevuto relazioni positive» dalle riunioni tecniche, ma «molte questioni restano da risolvere». È possibile che l’11 maggio l’Eurogruppo decida di emettere un comunicato in cui illustra i progressi compiuti, lasciando aperta la porta a una successiva intesa, che dovrebbe sbloccare i 7,2 miliardi di euro ancora non sborsati dai creditori internazionali in base al programma precedente.
A Francoforte il consiglio della Bce, come ogni settimana, ha approvato la concessione di liquidità di emergenza alle banche greche, che viene realizzata dalla Banca centrale nazionale attraverso lo sportello Ela, autorizzando un aumento di 2 miliardi di euro a 78,9 miliardi. Il consiglio ha discusso anche la possibile imposizione di scarti di garanzia più severi, dato il deterioramento della situazione greca, ma ha voluto evitare di interferire con il negoziato in corso a Bruxelles, e assumersi la responsabilità di assoggettare Atene a un’ulteriore restrizione che potrebbe essere interpretata come la premessa per l’uscita della Grecia dall’euro. La questione dei cosiddetti haircut verrà rivista la settimana prossima e, con ogni probabilità, affrontata più direttamente alla riunione del consiglio del 20 maggio, soprattutto qualora la trattativa dovesse fallire.
Martedì il presidente della Bce, Mario Draghi, aveva incontrato il vice primo ministro greco Yannis Dragasakis, cui il premier Alexis Tsipras ha affidato l’incarico di negoziare con i creditori internazionali, vista la contrapposizione creata con gli interlocutori dal ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. Dopo l’incontro con Draghi, Dragasakis ha sostenuto in un tweet che «le prospettive di un accordo sono realistiche» se tutti faranno la propria parte.
Ieri, però, le tre istituzioni che trattano con Atene hanno dovuto con un comunicato congiunto replicare a una presa di posizione del Governo greco secondo cui il negoziato non procede a causa delle divisioni fra le istituzioni stesse. «Condividiamo – hanno scritto in una nota Commissione europea, Fondo monetario e Bce – lo stesso obiettivo di aiutare la Grecia a ottenere la stabilità finanziaria e la crescita». Atene intanto ha rimborsato ieri 200 milioni di euro al Fondo monetario. Altri 750 sono dovuti la prossima settimana all’indomani dell’incontro dell’Eurogruppo.
Intanto il Parlamento greco ha adottato l’altro ieri un progetto di legge che punta a «riparare alle ingiustizie» nell’amministrazione pubblica e che prevede il reintegro di circa 4mila funzionari licenziati sulla scia delle misure di austerità imposte negli ultimi anni dagli accordi con i creditori internazionali e l’assunzione per la prima volta di altre migliaia di dipendenti pubblici per un totale di circa 13mila unità.
Il progetto di legge intitolato «Democratizzazione dell’amministrazione, lotta contro la burocrazia e correzione delle ingiustizie» è stato votato da 157 deputati della coalizione della sinistra radicale di Syriza e del piccolo partito nazionalista di destra «Greci indipendenti» su 254 parlamentari presenti. La Camera unica greca è composta da 300 parlamentari. La legge prevede la riassunzione di migliaia di agenti di polizia municipale, bidelli, impiegati pubblici e insegnanti di istituti tecnici che erano stati messi in aspettativa poi licenziati in tronco, senza il processo di valutazione che era stato promesso. La norma permette anche l’integrazione di 9.000 persone che avevano ottenuto in teoria posti nella pubblica amministrazione greca tramite concorso, ma poi erano incappati nel «congelamento delle assunzioni» nel settore pubblico.
Viene inoltre vietata la precettazione durante gli scioperi, vengono «instaurate convenzioni collettive» e «accelerate le procedure di assunzione del personale stagionale». L’opposizione di Nea Dimokratia e del Pasok ha votato contro e l’ex ministro conservatore dell’Amministrazione, Kyriakos Mitsotakis, un peso massimo nel mondo politico greco, ha accusato il governo di puntare solamente ad aumentare i ranghi dei funzionari pubblici. Mitsotakis ha ricordato che tra il 2009, all’inizio della crisi del debito in Grecia, e la fine del 2014, la spesa per salari degli statali è stata ridotta da 24 miliardi di euro a 15,7 miliardi.
La legge votata l’altro ieri di iniziativa governativa era una promessa elettorale dell’esecutivo di Alexis Tsipras, e non mancherà di creare nuovi attriti con la ex troika.
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