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Dalla Bce mille miliardi per l’economia

La Banca centrale europea arriverà a prestare alle banche nei prossimi due anni, perché facciano credito a imprese e famiglie, fino a mille miliardi di euro. Le operazioni possono avere «un impatto significativo» su crescita e inflazione, ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, nel presentare i dettagli delle otto Tltro (targeted longer-term financing operations), annunciate il mese scorso per rilanciare il credito.
Le prime due si svolgeranno il 18 settembre e l’11 dicembre, per un valore massimo di circa 400 miliardi di euro, pari al 7% del portafoglio prestiti delle banche a imprese famiglie (esclusi i mutui immobiliari). Successivamente, le operazioni si ripeteranno trimestralmente dal marzo 2015 al giugno 2016. La proiezione complessiva di mille miliardi di euro è soggetta a notevole incertezza, come ammettono anche alla Bce, ma un importo così consistente di fatto allontana la prospettiva di acquisti di titoli pubblici e privati (il cosiddetto “quantitative easing” giù adottato dalle altri grandi banche centrali), anche se l’opzione, è stato ripetuto ieri, resta sul tavolo. Tutto dipenderà, ha ricordato Draghi, dall’evoluzione dell’inflazione che, allo 0,5%, resta lontana dall’obiettivo di rimanere sotto, ma vicino al 2%, e che risalirà solo molto lentamente.
La ripresa dell’economia del l’Eurozona, inoltre, ha accusato nel secondo trimestre un rallentamento, anche in Germania, e i rischi restano al ribasso, soprattutto per i fattori geopolitici e le possibili turbolenze di mercato. La Bce controlla da vicino gli effetti della geopolitica e del cambio, ha ripetuto ieri il suo presidente. Dalla riunione del mese scorso, quando ha ribassato i tassi d’interesse portandoli in territorio negativo per i depositi delle banche presso la Bce stessa, l’Eurotower non ha però ottenuto lo sperato indebolimento del l’euro. Il cambio è molto importante nelle valutazioni del consiglio, ha sottolineato, anche se non è un obiettivo della Bce. C’è stato tuttavia, ha detto Draghi, un ulteriore allentamento della politica monetaria, con un calo dei tassi di mercato. Nei prossimi mesi, la Bce conta che le sue misure producano un nuovo allentamento e sostengano il credito bancario.
Le condizioni delle Tltro (pronuncia Teltro, ha precisato Draghi) sono, a suo parere, «attraenti» per le banche: si tratta di prestiti a quattro anni, a un tasso fisso dello 0,25%. Sono però condizionate alla concessione di prestiti all’economia reale: dopo i primi due anni, le banche che non lo abbiano fatto dovranno restituire i fondi. Non c’è una penalità esplicita per non aver raggiunto l’obiettivo, ma secondo Draghi il fatto stesso di dover rimborsare dopo due anni può rappresentare un disincentivo.
Nelle sei aste successive, ogni banca avrà un benchmark individuale: le somme che potrà richiedere saranno il triplo del divario fra i prestiti realizzati nel periodo precedente e questo valore di riferimento. Alle banche che nei dodici mesi al 30 aprile scorso hanno ampliato il credito (poche), basterà mantenere questi livelli; a quelle che hanno invece contratto gli impieghi, in molti casi per una necessaria operazione di ripulitura dei bilanci, verrà consentito di continuare a farlo per il primo anno. Per ampliare la partecipazione anche agli istituti più piccoli, è ammessa anche la domanda in gruppi.
Ancora in via di definizione, invece, il programma di acquisto dei titoli cartolarizzati (Abs), basati su prestiti piccole e medie imprese, che le banche dovrebbero utilizzare per liberare capitale e aumentare gli impieghi.
La Bce ha ribadito che i tassi d’interesse resteranno ai livelli attuali (quello principale è stato abbassato il mese scorso allo 0,15%). Draghi ha respinto i recenti richiami della Banca dei regolamenti internazionali sui pericoli dei tassi troppo bassi. Come aveva fatto mercoledì la sua collega della Federal Reserve, Janet Yellen, ha sostenuto che la banca centrale è attenta ai rischi per la stabilità finanziaria, ma questi vanno affrontati con misure macro-prudenziali, non con un rialzo dei tassi, che nello stato attuale dell’economia dell’Eurozona sarebbe impensabile, ha lasciato capire.

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