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Dalla Bank of England un «regalo di Natale» agli istituti europei

La Banca d’Inghilterra ha un regalo di Natale imprevisto per le 77 banche e le 80 compagnie di assicurazione europee presenti a Londra: non saranno soggette a oneri finanziari o regolamentari aggiuntivi anche dopo Brexit.
Con un annuncio a sorpresa, il governatore Mark Carney ha dichiarato in Parlamento ieri che gli istituti europei già presenti nella City e nel Regno Unito potranno continuare ad operare secondo le regole esistenti anche dopo che la Gran Bretagna uscirà dall’Unione Europea.
È una concessione di grande importanza per le banche europee, che non saranno costrette a convertire i loro uffici in Gran Bretagna in filiali vere e proprie, mossa complessa e costosa – per grandi banche come Deutsche Bank che ha novemila dipendenti a Londra, si tratterebbe di miliardi di sterline. Le filiali con entità legale propria devono infatti avere riserve di capitale in caso di un crollo dei mercati, mentre gli uffici di una banca con sede altrove non sono soggetti a queste regole.
Carney ha però sottolineato che la BoE ha preso questa posizione di apertura nell’aspettativa che la stretta cooperazione con la Ue continui anche dopo Brexit nell’interesse di tutti. «Senza cooperazione, dovremo dire alle banche di creare delle filiali. Ma abbiamo preso la decisione di non avere un approccio negativo ai negoziati», ha detto il governatore.
Dire alle banche di creare delle filiali in caso le trattative finiscano male sarebbe destabilizzante e invierebbe il segnale sbagliato, secondo Carney: «Non è questo il momento di dire che non raggiungeremo un accordo», ha detto.
Il messaggio a Bruxelles è chiaro: la BoE è ottimista, possibilista e flessibile, ma se i negoziati dovessero andare male «allora la nostra posizione dovrà essere rivista e ci saranno conseguenze». Londra, che «di fatto è il banchiere d’Europa», non farà concessioni unilaterali.
Il tono conciliatorio di Carney è in netto contrasto con la posizione rigida di Michel Barnier, il negoziatore capo della Ue che ha avvertito che la City non deve aspettarsi alcun trattamento speciale dopo Brexit. Se la Gran Bretagna uscirà dal mercato unico, non sarà possibile raggiungere un accordo che comprenda i servizi finanziari, ha detto Barnier.
«Non accetto la posizione secondo la quale solo perché non c’è stato un accordo sui servizi finanziari in passato non ce ne possa essere uno in futuro, – ha obiettato ieri il governatore. – Possiamo avere il libero scambio nei servizi finanziari. Servono standard elevati e concordati, una supervisione coordinata e un meccanismo di risoluzione delle dispute, ma tutto questo è possibile».
La Banca d’Inghilterra punta soprattutto a mantenere lo status di Londra come capitale finanziaria d’Europa anche dopo Brexit. C’era infatti il timore che molte banche straniere, se costrette a sottostare a regole troppo punitive, avrebbero lasciato Londra con un effetto destabilizzante sulla City. Il potenziale esodo danneggerebbe l’economia britannica, dato che le banche generano 72 miliardi di sterline all’anno di introiti per il Fisco e garantiscono centinaia di migliaia di posti di lavoro.
«Permettere alle banche europee di continuare a operare normalmente dopo il marzo 2019 è una bella notizia con la quale chiudere l’anno, – ha dichiarato Catherine McGuinness, policy chairman della City of London Corporation. – Le banche europee contruibuiscono a rendere Londra un centro finanziario globale così importante».
Miles Celic, Ceo di TheCityUK, ha definito l’annuncio della BoE «un gesto di buon senso economico» e ha chiesto alla Ue «nell’interesse di tutti» di fare un’offerta altrettanto rassicurante alle banche britanniche presenti in Europa.

Nicol Degli Innocenti

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