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Dal vertice sulla crescita il lancio dei project bond

BRUXELLES – L’onda lunga del voto di domenica in quattro Paesi dell’Unione, segnato dall’emergere di partiti estremisti o protestari, sta scuotendo l’establishment europeo. Ieri la Commissione ha fatto propria l’urgenza di trovare un nuovo equilibrio tra rilancio dell’economia e rigore di bilancio, proprio mentre il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy annunciava per il 23 maggio un vertice straordinario a 27 dedicato alla crescita, con sullo sfondo il riacutizzarsi della crisi greca.
Il presidente della Commissione José Manuel Barroso ha indetto a sorpresa ieri mattina una conferenza stampa inattesa. «Sono molto soddisfatto di notare tra i Paesi dell’Unione uno nuovo slancio per riavviare il motore della crescita europea», ha detto l’ex premier portoghese, ricordando le varie proposte presentate nel corso degli ultimi mesi: una ricapitalizzazione della Banca europea per gli investimenti, la nascita di project-bonds, un rafforzamento del bilancio comunitario.
«Molte proposte sono sul tavolo e attendono il via libera degli Stati e del Parlamento europeo. Ci vorrà tempo per il ritorno della crescita ma possiamo aspettarci una svolta alla fine dell’anno se le giuste decisioni sono prese oggi», ha aggiunto Barroso a Bruxelles. «Stiamo cogliendo il momento politico per sostenere le nostre proposte», ha precisato il commissario agli Affari monetari Olli Rehn, presente alla stessa conferenza stampa prima di volare a Roma per incontri politici.
Da qualche giorno il dibattito sull’urgenza di trovare un nuovo mix di politica economica ha preso velocità, grazie anche all’elezione del socialista François Hollande all’Eliseo. Tutti in Europa si stanno riposizionando. La Germania ha aperto la porta a un negoziato sui modi di rilanciare l’economia; la Commissione sta ricordando le varie iniziative prese in questo campo; l’Italia, convinta che senza un rilancio della domanda non possa esserci risanamento del bilancio, sta premendo su vari fronti.
Tra le altre cose il Governo Monti ha messo sul tappeto l’idea di escludere dal calcolo del deficit gli investimenti pubblici. Il tema è discusso, ma con cautela. Nel frattempo, un eurodeputato italiano del partito democratico, Roberto Gualtieri, ha presentato un emendamento a un progetto di regolamento della Commissione da associare al patto di stabilità che va proprio in questo senso. L’iniziativa è stata fatta propria anche da Mario Mauro, europarlamentare del popolo della libertà.
L’Esecutivo comunitario era ieri sulla difensiva. Definendo le sue iniziative per la crescita «vecchio vino in bottiglie nuove», alcuni giornalisti hanno chiesto a Barroso se ci fosse un legame tra il voto protestatario in Grecia, ma anche in Italia, Francia o Germania e la politica di austerità promossa dalla Commissione negli ultimi anni. Imbarazzato, forse anche offeso, l’ex premier ha spiegato che la strategia europea riposa su tre pilastri: il rigore, le riforme e gli investimenti.
Non si tratta quindi di abbandonare il risanamento. Le pressioni del mercato non lo consentirebbero, neppure alla Francia. Marc Touati, un economista della società di consulenza ACDEFI a Parigi, nota che il debito francese nel 1981, all’arrivo al potere di François Mitterrand, era pari al 20% del Pil, e per l’80% detenuto da investitori francesi. Oggi è pari al 90% del Pil ed al 65% è in mani straniere. In questo contesto, c’è evidente nervosismo a Bruxelles.
Da alcuni giorni, la Commissione sta preparando il terreno per consentire ad alcuni paesi, per esempio la Spagna, di avere più tempo per ridurre il proprio deficit sotto al 3% del Pil, anziché nel 2013 probabilmente nel 2014. Al tempo stesso cavalca il dibattito sulla necessità di promuovere la crescita economica. Ma l’operazione è delicata perché il dialogo franco-tedesco sul tema potrebbe smorzare le tensioni populistiche ma anche indurre alcuni Paesi ad allentare il risanamento.
Non per altro ieri Barroso ha avvertito che «i paesi sotto programma non hanno alternative» al risanamento dei conti «perché altrimenti è il fallimento disordinato, il che non è una soluzione». Il futuro della politica economica sarà al menu di un Consiglio informale il 23 maggio. Come minimo i 27 dovrebbero annunciare una ricapitalizzazione della Bei, a meno che la crisi in Grecia, oggi senza un governo, non sia nel frattempo peggiorata, imponendo scelte politiche più coraggiose e impegnative.
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