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Dal Ppe a Hollande cresce il pressing su Monti

BRUXELLES — Il caso Italia e le dimissioni del premier Mario Monti sono entrati nel summit dei capi di Stato e di governo dell’Ue, generando soprattutto apprezzamenti per il Professore. Il grosso dei consensi è arrivato nella riunione prevertice dei leader di centrodestra del Ppe, dove dalla cancelliera tedesca Angela Merkel all’ex premier Silvio Berlusconi hanno ascoltato l’analisi di Monti sulla situazione italiana e sull’addio anticipato a Palazzo Chigi. Ma anche il presidente socialista francese, François Hollande, ha valorizzato il ruolo del premier in Italia.
I capi di governo hanno fatto attenzione a non sollecitare Monti a presentarsi alle prossime elezioni per evitare interferenze nella politica interna di un altro Paese. Solo Berlusconi ha apertamente chiesto a Monti di candidarsi durante il prevertice degli europopolari. «Il Ppe ha timore che la maggioranza passi alla sinistra — ha affermato Berlusconi —. Ho spiegato di aver proposto a Monti di essere il candidato di tutti i moderati e che in questo modo si può vincere». Concetto ribadito al Financial Time: «È chiaro che il Ppe auspica che l’Italia non cada nelle mani della sinistra, come in Francia, dove tutti sono disperati e stanno scappando a causa delle tasse».
Il leader del Pdl ha difeso il suo governo, rilanciando le sue recenti critiche ai risultati negativi di Monti nei conti pubblici e nell’economia. Berlusconi ha sostenuto che sugli indicatori economici fondamentali «con i tecnici è andato tutto peggio» e che «durante il governo Monti il debito cresceva di 87 milioni al giorno, mentre durante il mio di 46 milioni al giorno».
Nella riunione del Ppe il premier ha espresso la convinzione che anche il prossimo governo italiano dimostrerà «una partecipazione convinta all’Ue». Subito dopo erano trapelate voci su un appoggio di Merkel a Monti in chiave elettorale. Ma il governo di Berlino, con tempestività, ha fatto smentire una sua richiesta al Professore di candidarsi e qualsiasi interferenza in Italia: «La cancelliera non si è espressa, spetta al popolo italiano scegliere». Il vicepresidente della Commissione europea e del Ppe, Antonio Tajani (Pdl), ha confermato che alla riunione dei popolari «tutti hanno parlato bene di Monti, ma nessuno vuole interferire chiedendogli di candidarsi». Il concetto di fondo, però, l’ha spiegato il premier olandese Mark Rutte (Ppe) dichiarando «è chiaro che il Ppe sostiene Mario Monti e non Silvio Berlusconi».
Anche Hollande, che ha trovato l’appoggio del governo italiano in molte trattative sulle misure anticrisi, ha mantenuto il suo apprezzamento dentro i limiti della non interferenza. «Monti è l’uomo che ha consentito all’Italia di rialzarsi e di riprendere un ruolo chiave e ha fatto sì che l’Italia sia rispettata», ha affermato il presidente francese. Prima del summit ha richiamato il premier italiano davanti alle telecamere per far riprendere la loro stretta di mano.
Il presidente della Commissione europea, il portoghese Josè Manuel Barroso (Ppe), ha detto di aver telefonato a Berlusconi ribadendogli «molto francamente l’importanza di avere un’Italia stabile e che prosegua sulla strada delle riforme». Sulla stessa linea si è espresso il premier finlandese Jyrki Katainen (Ppe), alleato con la Merkel nella politica del rigore nei conti pubblici. «Gli ultimi mesi sono stati davvero una sfida difficile per parlare con la gente e per tenere la barra dritta — ha affermato Katainen —. Monti è riuscito a calmare la situazione e, per esempio, le reazioni dei mercati sono state piuttosto incoraggianti». Anche il Fondo monetario di Washington ha esortato a proseguire con le riforme di Monti sostenendo che «l’Italia è sulla strada giusta» per superare la crisi.

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