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Dal nuovo tribunale di Pavia alla biblioteca di Perugia

Forse era destino perché a Piobbico c’è il «Club dei brutti», organizzazione nata 150 anni fa per «sminuire il culto della bellezza». Ma questo paesino delle Marche è la dimostrazione di quanto possano essere brutti per davvero e anche perversi gli effetti del Patto di stabilità interno, quello stop alle spese dei Comuni imposto per far quadrare i conti dello Stato e rispettare i parametri europei. Una regola severa al punto da bloccare i pagamenti anche quando i Comuni hanno in cassa i soldi necessari.
Cosa è successo a Piobbico? Una grande nevicata fa crollare il tetto del palazzetto dello sport. Per fortuna il Comune è assicurato e la compagnia riconosce un danno da 610 mila euro. Ma quando i soldi arrivano il sindaco non li può spendere altrimenti non rispetta il patto. «Così io devo pagare l’assicurazione — dice il sindaco Giorgio Mochi — ma se sono loro a pagare me, io i soldi li devono tenere fermi. Stavo pensando di denunciare lo Stato per danno erariale». Storia minima ma frequente. Al punto che l’Anci, l’associazione dei Comuni, chiede di forzare il Patto di stabilità e consentire ai sindaci di pagare quei 20 mila appalti già assegnati che ridarebbero 9 miliardi di euro alle imprese e un po’ di fiducia a chi ci lavora. Anche perché i paletti piantati a Bruxelles, e arrivati a toccare tutti gli 8 mila Comuni d’Italia, possono avere effetti ancora più perversi.
Con il riordino voluto dal governo Monti, il tribunale di Pavia ingloberà anche quelli di Vigevano e Voghera. Serve una sede più grande e il Comune di Pavia, obbligato per legge a trovarla, mette a disposizione gratis un palazzo che avrebbe voluto vendere per guadagnare qualcosa. «Servono lavori di ristrutturazioni da un milione e mezzo di euro — racconta il sindaco Alessandro Cattaneo — e per noi non sarebbe un problema perché in cassa di milioni ne abbiamo 25». Ma non si può, c’è il patto. «Lo Stato — dice ancora stupito il sindaco — mi chiede da una parte di trovare una soluzione e dall’altra di non spendere nemmeno un euro. D’accordo la buona volontà ma i miracoli sono un’altra cosa». Dalla grande città al piccolo Comune, dal sindaco di destra a quello di sinistra, il problema riguarda tutti. Persino un’amministrazione virtuosa come Andora, in Liguria, che pure non ha mai fatto debiti, non ha messo la tassa di soggiorno ma ha in cassa 18 milioni di euro, grazie agli affitti dei posti barca nel porto turistico. Qui il patto sta bloccando il completamento del lungomare e la manutenzione dell’acquedotto. E girare l’Italia significa mettere su una lunga lista di progetti che potrebbero migliorare la vita delle persone, che darebbero lavoro in un momento in cui lavoro non c’è.
Novara vorrebbe ampliare il cimitero con un intervento che si finanzierebbe da solo visto che poi i loculi verrebbero messi in vendita: «Ma per questa ottusa visione burocratica — dice il sindaco Andrea Ballarè — i soldi che escono dai Comuni sono tutti uguali: la carta per le fotocopie come gli investimenti. E tra poco noi non sapremo nemmeno dove mettere i morti». A Castel Sant’Angelo, in provincia di Rieti, rischia di bloccarsi persino la consegna a domicilio di medicine e alimentari per gli anziani con il progetto del sindaco Paolo Anibaldi. A Potenza stanno costruendo una scuola modello, fondazioni antisismiche e pannelli solari. Ma il patto blocca il pagamento dell’ultima tranche e la ditta ha chiesto i danni al Comune: «Non sarebbe meglio beccarsi un richiamo dall’Europa — dice il sindaco Vito Santarsiero — ma almeno pagare le ditte che lavorano e danno da mangiare alle famiglie?».
Ecco, il punto è proprio questo. In un momento in cui i soldi non ci sono è possibile tenere fermi pure quei pochi che abbiamo? «L’economia è una convenzione e se questa convenzione uccide la gente bisogna che la cambiamo» dice il sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali. Qui il Comune sta ristrutturando la biblioteca, una spesa di tre milioni di euro che rischia di bloccarsi. «Le imprese chiudono perché non ci sono lavori e quando ne prendono uno rischiano di non essere pagate anche se i soldi ci sono. Provate voi a spiegarlo a chi viene da noi perché sta fallendo. Prima o poi la rabbia che c’è in giro colpirà uno di noi, un sindaco».

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