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Dal Nord-Est parte la ripresa gli sgravi contributivi spingono nuove assunzioni

La Imesa di Cessalto è una “fabbrica rossa” in quel che fu il bianco, poi leghista, trevigiano. Produce lavatrici industriali per tutto il mondo. Fattura poco più di 16 milioni di euro all’anno. Su 105 dipendenti, 32 sono iscritti al sindacato, il 100 per cento alla Fiom. Il 12 dicembre hanno scioperato contro il Jobs Act. E il primo gennaio Luciano Miotto, patron delle ditta e vice presidente di Confindustria Veneto, ha assunto quattro nuovi operai. Contratto a tempo indeterminato al posto del contratto a termine. È questo quel che sta cominciando a succedere nel mercato del lavoro italiano: chi può, assume con i contratti a tempo indeterminato (a tutele crescenti, quando ci saranno i decreti delegati) perché costa molto di meno. Un processo di sostituzione incentivato dall’ultima legge di Stabilità: per tre anni zero contributi previdenziali sui nuovi assunti a tempo indeterminato. Vuol dire uno sconto per le imprese di oltre 24 mila euro nel triennio per ogni nuovo lavoratore. «L’articolo 18 per me non è mai stato un problema», dice Miotto. «Ciò che conta è il vantaggio economico. Se poi potrò trasformerò questi nuovi contratti di lavoro in contratti a tutele crescenti». Come farà Marchionne alla Sata di Melfi: prima mille contratti interinali, poi a tutele crescenti senza, di fatto, articolo 18, cioè il reintegro nel posto di lavoro nel caso di licenziamento ingiustificato.

Cinque assunzioni, pari al 10 per cento dei dipendenti, anche alla Ares Line (mobili per ufficio) di Roberto Zuccato, presidente della Confindustria del Veneto. Il nord-est avverte minisegnali di ripresa, grazie alla domanda estera, al cambio eurodollaro, al basso costo del petrolio. Nel nord-ovest, all’Unione industriali di Torino — racconta il direttore Giuseppe Gherzi — «arrivano decine di telefonata di imprenditori che di fronte alla possibilità di assumere chiedono cosa fare. Rispondiamo di temporeggiare, di aspettare i decreti sul Jobs Act, cumulando il vantaggio sull’articolo 18 e quello sugli sgravi contributivi. Ma, va da sé, assume chi può farlo ». I settori? Plastica, servizi, l’indotto Fiat (molte delle aziende del Consorzio di Melfi sono associate all’Unione di Torino).
Il mercato del lavoro comincia a cambiare ma non vuol dire che aumenteranno gli occupati. Nessuno stima un incremento del tasso di occupazione né una significativa diminuzione di quello di disoccupazione che ha raggiunto il livello record del 13,4 per cento. A Viale dell’Astronomia, sede della Confindustria nazionale, si prevede il passaggio dai contratti a tempo a quelli a tempo indeterminato a tutele crescenti, non un incremento dei posti di lavoro. Ma nessuno azzarda stime.
Si aspettano i decreti delegati sul Jobs Act e anche la circolare del ministero del Lavoro sugli sgravi che non sono cumulabili con altri. E c’è chi aspetta anche gli altri decreti delegati del Jobs Act. Telecom — ha annunciato l’ad Marco Patuano — è pronta a ricorrere ai contratti di solidarietà cosiddetti espansivi per 3-4 mila dipendenti: meno orario in cambio di assunzioni. Lo prevede la riforma, ma mancano i decreti applicativi. Telecom punta così ad abbassare l’età media dei suoi dipendenti (oggi supera i 45 anni), a un ricambio generazionale soft. Ma servono le norme applicative, i decreti. Il lato debole delle riforme italiane.
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