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Dal Lotto a Wall Street, parte bene Igt

L’hanno definita “la tassa sugli ignoranti in matematica”, vista la bassa probabilità di vincita. Eppure lotto e lotterie, gratta-e-vinci, giochi e scommesse, slot-machine e altri apparecchi per tentare la fortuna, continuano a fare nuovi proseliti: sono un business planetario da 350 miliardi di dollari annui. Questo boom fa da sfondo alla quotazione di un’azienda italiana (di nascita) a Wall Street. La International Game Technology (Igt), ex-Gtech, a sua volta nata da Lottomatica e sempre controllata a maggioranza assoluta (52%) dal Gruppo De Agostini, si è quotata ieri al New York Stock Exchange (Nyse) facendo un ottimo debutto (il titolo chiude a 20 dollari, +13,6%). L’azienda non è più quotata sul listino della Borsa di Milano. E’ la conseguenza di una maxi-acquisizione fatta proprio qui negli Stati Uniti: il 16 luglio scorso la Gtech italiana aveva comprato per 4,7 miliardi la Igt, di cui ora ha adottato il nome. La nuova azienda mantiene tre sedi operative a Roma, Providence e Las Vegas, mentre avrà la sua sede legale a Londra. «Ma continuiamo a pagare le tasse in Italia sulle attività Lottomatica», ha dichiarato l’amministratore delegato Marco Sala. La nuova Igt rappresenta la fusione tra il know how italiano nella gestione diretta di lotterie, e il produttore americano di “apparecchi da intrattenimento” (slot-machine e simili). La ex-Lottomatica peraltro ha in gestione anche alcune lotterie di Stato negli Usa: New Jersey e Indiana. Mentre la Igt di Providence e Las Vegas oltre alla fornitura delle slotmachine vende anche i “contenuti”: per esempio un gioco ispirato al programma televisivo “La ruota della fortuna”. Un altro business trainante sono i giochi online, un tempo messi al bando ed ora sempre più spesso consentiti e regolati dagli Stati. Il principale concorrente del gruppo italiano è Scientific Games. Quello dei giochi non è un mestiere qualsiasi, e Sala presentando la quotazione al Nyse ha dovuto rispondere a domande sull’etica del business. E’ vero che la crisi economica fa bene al gioco, nel senso che in periodi di disagio sociale, calo dei redditi, insicurezza del lavoro, il pubblico spera nella dèa bendata? «E’ falso — ha risposto il chief executive di Igt — la crescita del nostro fatturato non è figlia della crisi. Semmai il nostro è un business a-ciclico, nel senso che non segue l’andamento dell’economia. Se si è allargato molto negli ultimi anni, è perché le scelte di molti governi hanno fatto emergere il sommerso. E’ accaduto con la regolamentazione di attività come le slot-machine, prima illegali, ed anche con il gioco online. Esistevano anche prima, ora sono alla luce del sole». Altro sospetto fondato alla luce dei precedenti storici: i legami con la criminalità organizzata. Il gioco d’azzardo, anche attraverso i casinò, qui in America fu uno dei business di Cosa Nostra. «Oggi sarebbe impossibile — dice Sala — perché i casinò sono gestiti da società quotate in Borsa, titolari di licenze, soggette a innumerevoli obblighi di trasparenza, controlliinvasivi. Las Vegas è molto diversa da quel passato».
La nuova società ha un fatturato di 6 miliardi di dollari e 13.000 dipendenti. Il 55% del suo fatturato è extra-Usa. Ha rapporti di collaborazione con 100 Stati, dal settore dei casinò all’outsourcing delle lotterie, fino al cosiddetto “interattivo” (online). Sala ha annunciato sinergie per 280 milioni di dollari, e 300 milioni all’anno di investimenti in ricerca e sviluppo. Si è detto fiducioso sulla capacità di rimborsare i debiti dell’acquisizione, sottolineando che l’importante fatturato in dollari contribuisce a bilanciare il rischio di cambio (anche il debito è in dollari). Di fronte alle obiezioni di molti sindaci di città italiane preoccupati per l’invasione del gioco, ha dichiarato che «occorre una decisione del governo centrale» per assicurare regole omogenee sul territorio nazionale.
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