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Dal governo via al Def Crescita prevista all’1% il deficit fino al 2,4%

Dopo un rapido consiglio dei ministri, cominciato oltre le 22 con un’ora abbondante di ritardo, Renzi e Padoan hanno deciso una soluzione di compromesso: deficit 2017 al 2 per cento con possibile estensione al 2,4 per cento se il Parlamento dira sì e soprattutto se dirà sì Bruxelles.
L’aumento dei margini del deficit per le circostanze “eccezionali” dovute a terremoto e migranti fino al 2,4% per cento del Pil, sarà meno di quanto ci si attendeva alla vigilia. Ma il governo ha trovato l’escamotage di aggiungere uno 0,4 per arrivare al 2,4 per cento. «Chiederemo l’autorizzazione al Parlamento », ha detto ieri in tarda serata il premier Renzi durante una conferenza stampa. La soluzione alquanto innovativa prevede inoltre che l’estensione dello 0,4 per cento di Pil, pari a 6,4 miliardi, venga condizionata dunque ad ulteriore trattativa. «E’ stato un errore non poter replicare la flessibilità», ha accusato Renzi.
In caso di doppio via libera, Parlamento e Ue, si avrebbero 0,6 punti percentuali in più rispetto all’1,8 concordato in maggio (dall’originario 1,4 per cento) che consentirà di fatto di scongiurare l’aumento dell’Iva di due punti dal costo di 15,1 miliardi (0,9 per cento del Pil).
Non a caso Bruxelles, a ridosso della riunione del governo, ha negato «ogni trattativa» lanciando una sorta di ultimatum: la trattativa serrata nelle ultime ore deve aver così condotto il governo a ricorrere alla soluzione di compromesso.
Per Roma naturalmente la flessibilità in più è necessaria per far fronte alla emergenza terremoto, a quella dei migranti e alla minor crescita sulla quale pesa anche l’effetto-Brexit. Ma soprattutto per scongiurare il rincaro dell’Iva senza ulteriori tagli.
Per il ministro dell’Economia Padoan, fino all’ultimo momento a Via Venti Settembre a rivedere le cifre, una partita difficile: sui nostri conti cadrà l’occhio della comunità finanziaria già dalla prossima settimana quando il nostro ministro dell’Economia sarà sotto i riflettori del Meeting dell’Fmi di Washington. Poi dopo la legge di Stabilità, nella prima settimana di novembre, il giudizio della Commissione Ue. La sfida principale del Def resta così quella della crescita: in una economia mondiale dove il commercio internazionale cala e la ripresa italiana è “anemica” la “nota” segna un Pil all’1 per cento contro le ultimissime previsioni dell’Ocse che lo danno in ritirata allo 0,8 per cento. La scommessa è sull’efficacia delle misure su consumi e investimenti sulle quali conta Palazzo Chigi.
Sebbene sempre ad alto richio la partita del debito si chiude stabilmente a quota 132,4 per cento. ”Il debito non scende lo ammetto io stesso, l’inflazione non è salita”, ha detto Padoan. Resta invece invariati gli obiettivi di pareggio di bilancio al 2019 e dunque i defcit strutturali cui tiene particolarmente Bruxelles.
Intanto le “poche risorse” cui aveva fatto riferimento Padoan nei giorni scorsi, stanno consigliando di ridurre il perimetro della manovra a “dare” e dunque dei tagli. Si sta decidendo di puntare su pochi interventi a cominciare da quello sulle pensioni, dopo il rilancio in grande stile di Renzi sul raddoppio della quattordicesima per le pensioni minime, si conferma la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro (Ape). L’altro pilastro è quello della competitività e dell’Industria 4.0 che nelle ultime ore è cresciuto: in prima linea il superammortamento per gli investimenti, una forte deduzione per chi arricchisce la propria azienda di tecnologie digitali, salario di produttività e tassa unica per le imprese individuali. La parita sociale, oltre alle pensioni, dovrebbe contenere le risorse, circa 700 milioni, per il contratto degli statali scaduto da sette anni , vedrebbe inoltre un intervento per l’Università.

Roberto Petrini

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