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Dal Governo salvagente al bonus sul cuneo

di Cristiano Dell'Oste e Giovanni Parente

Salvate i bonus sulle imprese e sul lavoro dalla minaccia del taglio "lineare". Lo chiedono da tempo le categorie produttive e sindacali per evitare che un passo indietro sulla detassazione del cuneo fiscale possa tradursi in un'ulteriore ipoteca sulla crescita. Ora qualche spiraglio in più si è aperto dopo il discorso del nuovo presidente del Consiglio Mario Monti in occasione del voto di fiducia al Senato.

L'accenno alla delega fiscale vuol dire proprio questo: varare la riforma e ridisegnare il sistema tributario, evitando la clausola dei tagli automatici. E riducendo il carico fiscale sulle imprese e sul lavoro, che già nel 2009 – registra Eurostat – era il più pesante nell'Unione europea. Secondo il rapporto «Taxation Trends», la pressione fiscale sulle aziende risulta del 13,5% più alta della media continentale, mentre lo "spread fiscale" pagato dai lavoratori italiani è del 6,6 per cento.

La classificazione

La via del riordino delle imposte tracciata dalle manovre dell'ultima estate (legata a doppio filo all'approvazione della delega fiscale in Parlamento) dovrà portare a un risparmio di 4 miliardi nel 2012, 16 nell'anno seguente e 20 a regime dal 2014. Inevitabile, dunque, fare i conti con il riassetto dei bonus.

Domani è convocato per la seduta conclusiva il tavolo degli esperti guidato da Vieri Ceriani, incaricato di mappare i bonus. L'ultima bozza della relazione del presidente – presentata nei giorni scorsi agli esponenti di 31 categorie imprenditoriali, professionali e sindacali – cataloga i bonus con uno o più codici in base alle finalità perseguite. Ad esempio, la detrazione per i familiari a carico ha ottenuto i codici «3» (riservato alle misure che garantiscono il rispetto di princìpi di rilevanza costituzionale) e «4» (misura finalizzata a interventi di welfare).

Questo lavoro di classificazione – naturalmente – non anticipa le decisioni politiche sui bonus. Piuttosto, serve a fornire «indicazioni di massima di tipo qualitativo» e «informazioni utili» a chi scriverà la riforma fiscale. È innegabile, però, che le catalogazioni contenute nella relazione tracciano un quadro in cui alcuni benefici fiscali risultano – da un punto di vista tecnico – più difficili di altri da tagliare e consentono di ricostruire il grado di "blindatura" tecnica delle diverse agevolazioni. I codici più protetti sono quelli da 1 a 3.

Nel grafico in basso è riportato il livello di protezione di alcune delle agevolazioni più costose per l'Erario. La deduzione dei contributi obbligatori, ad esempio, risulta blindata perché ha il codice «1», che contrassegna le misure contro le doppie imposizioni: tagliandola, si avrebbe una duplicazione d'imposta. Molte agevolazioni a favore delle imprese, invece, non sembrano così "intoccabili", almeno a leggere l'ultima bozza. Prima tra tutte proprio la detassazione del cuneo fiscale, che vale 4,4 miliardi di euro all'anno e serve ad alleggerire il costo del lavoro per le aziende, soprattutto per quelle ad alta densità di manodopera. E lo stesso accade anche per la sostitutiva sui premi di produttività (1,4 miliardi), appena prorogata dalla legge di stabilità 2012.

Le indicazioni politiche

Su questo fronte, però, le prime rassicurazioni "politiche" sono arrivate dalle parole pronunciate da Monti, che punta a ridurre il peso di imposte e contributi su lavoro e attività produttive per sostenere la crescita senza incidere sul bilancio pubblico. Parole che potrebbero tradursi in un salvagente alla detassazione del cuneo fiscale.

Ma come fare a conciliare crescita, equità e rigore, senza che diventi un rompicapo più complicato del cubo di Rubik? Trovando le risorse – come ipotizzato proprio da Monti – con un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà. Proprio gli immobili, del resto, beneficiano di una serie di sgravi che potrebbero rischiare il taglio, come la detrazione del 36% per le ristrutturazioni edilizie e quella 55% per il risparmio energetico (in scadenza a fine anno e ancora in cerca di proroga).

I tempi di decisione dovranno essere brevi. Molto più del 30 settembre 2012 previsto dalla manovra di luglio. Gli impegni presi con l'Unione europea anticipano la scadenza al 31 gennaio, e lo stesso Monti ha messo in calendario «al più presto» la riforma e una valutazione prudenziale dei suoi effetti. Un aiuto, però, potrebbe arrivare dalla spending review (si veda «Il Sole 24 Ore» di sabato), da cui potrebbero arrivare le risorse per guadagnare qualche mese di tempo nell'attuazione della delega fiscale.

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