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Dal governo capitali pubblici per piccole e medie imprese

ROMA — Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri la definisce una manovra espansiva «imponente » e «mai vista dal Dopoguerra ad oggi». Dopo due decreti, il Cura Italia e quello Liquidità, domani, giovedì 30 — come confermato dal titolare del Tesoro ieri di fronte alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato per le audizioni sul Def — sarà varato il cosiddetto decreto Aprile. Obiettivo: confermare e prorogare una serie di ammortizzatori sociali e preparare la ripartenza con una spinta decisiva al mondo delle imprese, anche mediante un intervento con «capitale pubblico » e a «fondo perduto», come si è espresso il ministro.
Il piano dovrebbe articolarsi in tre fasce. La prima riguarda le imprese sotto i 10 dipendenti che a fronte di perdite dimostrate e in relazione alle dimensioni dei ricavi avranno dotazioni a fondo perduto per affitti, bollette e leasing (in tutto 2,5 miliardi). Il secondo intervento, cui ha fatto riferimento esplicitamente ieri il ministro, riguarda le piccole imprese sotto i 250 dipendenti. In questo caso ci sarà, ha detto Gualtieri, «un parziale assorbimento delle perdite, con capitale pubblico che possa trasformarsi in sostegno a fondo perduto».
Di fatto si tratta di un intervento definito in termini tecnici “pari passu”: a fronte di una perdita di 100 lo Stato interviene con altri 100 cash o attraverso modalità fiscali (Ace o Ires). Terza mossa, cui ha fatto riferimento Gualtieri, l’intervento da parte della Cassa Depositi nelle imprese mediograndi, sopra i 250 dipendenti, con un ingresso nel capitale a fronte di un indebitamento e, sembra, per un periodo non superiore ai quattro anni.
Sempre guardando al sistema economico, il ministro ha confermato l’intenzione di sterilizzare l’aumento dell’Iva previsto per il primo gennaio del prossimo anno, ha annunciato che slitterà l’introduzione degli scontrini elettronici prevista per il primo luglio prossimo e la trasmissione telematica delle accise per i benzinai. Il ministro ha anche fatto quadrato sull’operazione liquidità che investe risorse pari al 40% del Pil. Senza chiudere la porta a possibili miglioramenti ha fornito le prime cifre sui prestiti da 25 mila euro a garanzia piena: tra il 17 e il 27 aprile sono state finanziate 20 mila domande per mezzo miliardo; quanto ai prestiti più elevati, con “paracadute” Sace, il ministro ha detto che ci sono 150 operazioni in corso per 2,5 miliardi e che i tempi per ottenere la garanzia dell’istituto vanno dalle 48 alle 72 ore.
Quanto al lavoro, sul quale il decreto impegna 25 miliardi, da Gualtieri sono giunte conferme. Rinnovo della cassa integrazione «finché ce ne sarà bisogno», indennità lavoro autonomo incrementato e erogato «in ventiquattro ore», introduzione del reddito di emergenza (le bozze parlano di 1 miliardo), proroga di due mesi della Naspi, il sussidio di disoccupazione, indennizzi colf e badanti (1,3 miliardi).
Sul piano generale, nonostante la crisi e lo scostamento che comporta un rapporto deficit-Pil del 10,4 per cento, il ministro ha rassicurato sui conti pubblici. Prima del Covid la situazione era «particolarmente positiva»: il 2019 si era chiuso senza alcun incremento del debito-Pil. Ora c’è il coronavirus, ma Gualtieri assicura che «non è a repentaglio la sostenibilità della finanza pubblica » e che l’Italia rimane impegnata in una azione di «rientro dal debito » ma senza «lacrime e sangue ».
Quadro piuttosto scuro dalle prime audizioni istituzionali dopo il Tesoro. Definisce la crisi «impressionante » la Corte dei conti. Confindustria parla di un Pil in discesa fino al 10 per cento. Cgil, Cisl e Uil chiedono certezze sul dopo e su ammortizzatori sociali e pensioni.
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