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Dal Governo 400 milioni a Roma

Il Governo salva Roma dalla bancarotta garantendo una boccata d’ossigeno che vale, tra varie poste in gioco, circa 400 milioni. Ma apre anche la strada a una mini stangata sull’Irpef: dal 1° gennaio 2014 il Campidoglio potrà innalzare ulteriormente l’addizionale dall’attuale 0,9 all’1,2 per cento. Un salto record che dovrebbe assicurare un paracadute per l’anno prossimo quando il Comune dovrà trovare circa un miliardo.
Carota e bastone per la Capitale sono contenute nel decreto legge approvato ieri con le misure urgenti per la finanza locale e subito ribattezzato «salva-Roma» perché contiene il pacchetto di misure per coprire parte del buco di 867 milioni per il 2013 che il sindaco Ignazio Marino ha ereditato da Alemanno: in particolare 115 milioni saranno trasferiti alla gestione commissariale e a questa voce si aggiungerà la restituzione di parte delle anticipazioni fatte in passato sempre allo stesso commissario (485 milioni, recuperabili però solo in parte)
Il decreto in realtà mette mano anche ad altre emergenze locali, piccoli e grandi, a cominciare dal trasporto locale campano ora commissariato. In pista c’è la possibilità di anticipazioni sulle risorse del Fondo di coesione e l’istituzione, presso il Mef, di un fondo di rotazione di 50 milioni. Il decreto stanzia subito per quest’anno anche 25 milioni per il comune di Milano per la realizzazione di Expo 2015 e crea un fondo di cinque milioni per risarcire le imprese che abbiano subito danni dalle proteste dei No Tav. Nella bozza di decreto spuntano inoltre 35 milioni per rifinanziare la Social card per gli ultimi mesi di quest’anno e 28,5 milioni, sempre per Roma, per la raccolta differenziata.
Non manca anche una “tassa nascosta” per evitare che cali il gettito fiscale su fumo e suoi succedanei: il decreto prevede che il Mef possa usare una leva fiscale con «modificazioni, fino a un massimo dello 0,7%, delle aliquote di accisa e di imposta di consumo». Il Dl introduce anche una modifica sensibile al testo unico degli enti locali: per chi ha più di 60mila abitanti e ha messo in pista misure per ridurre costi e per razionalizzare le partecipate potrà spostare il raggiungimento dell’equilibrio di bilancio nel momento in cui questa riorganizzazione sarà completata (comunque non oltre tre anni).
Tra le altre misure spiccano anche due interventi sul fronte dei pagamenti della Pa. Per quanto riguarda quelli futuri dal 30 aprile 2014 le Pubbliche amministrazioni dovranno comunicare una serie di elementi: dall’importo dei singoli debiti alla data di emissione della fattura fino alla distinzione tra i debiti di parte corrente e quelli in conto capitale. Accorgimenti che dovrebbero evitare di navigare a vista come è accaduto in passato. In più, entro 15 giorni dal saldo di una fattura le Pa dovranno comunicare, attraverso la piattaforma elettronica, i dati sui pagamenti dei crediti dei periodi precedenti. Il decreto interviene anche sui pignoramenti nelle Asl debitrici delle Regioni sotto piano di rientro, delimitando il loro perimetro che non potrà riguardare le somme necessarie per garantire le cure.
Infine il Dl interviene sul fronte dismissioni e privatizzazione: da una parte rende più facile il procedimento di alienazione in blocco di immobili pubblici e dall’altro rende permanente il Comitato per le privatizzazioni.

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