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Dal Garante uno stop alla black list dei morosi

di Antonella Cherchi

La black list dei clienti telefonici morosi non si può fare finché non ci sarà una norma che preveda espressamente la costituzione di una simile banca dati. È la risposta che il Garante della privacy ha dato all'Autorità delle comunicazioni, che si era fatta ambasciatrice presso l'Authority della riservatezza delle istanze ricevute dai gestori di telefonia.

Richieste nate soprattutto ragionando intorno alla portabilità del numero dei telefonini. Potrebbe, infatti, accadere che il cliente che chiede di passare, senza cambiare il numero del telefonino, a un altro gestore, non sia puntuale con i pagamenti. E questa è un'informazione utile per la compagnia che si prepara a riceverlo. Da qui l'idea di creare una lista nera degli utenti morosi.

Per il momento, però, la black list agognata dai gestori deve rimanere al livello delle intenzioni. «Da parte nostra non c'è alcuna pregiudiziale – spiega Francesco Pizzetti, presidente dell'Authority della riservatezza – verso simili banche dati, ma in questo caso non ci sono le condizioni». È infatti necessaria, ha affermato l'Autorità nel parere, «una precisa fonte normativa, che specifichi, oltre alla possibilità di raccogliere i dati senza il consenso degli interessati, anche la finalità perseguita, i soggetti che possono accedere alla banca dati e le modalità di consultazione».

«La norma – ha proseguito il Garante – può anche prevedere il rinvio, per l'individuazione dei predetti elementi, a una fonte di rango secondario (come i regolamenti che, in tal caso, sono soggetti alla previa acquisizione del parere del Garante) o ai codici di deontologia e buona condotta (che dovranno essere adottati secondo i procedimenti previsti per settore)».

D'altra parte, la formazione di una banca dati dei cattivi pagatori senza – come hanno chiesto gli operatori telefonici – una specifica previsione contrattuale, «determina – ha sottolineato l'Autorità – una rilevante modifica del tradizionale rapporto negoziale tra le parti». Senza dimenticare che, in generale, le liste di morosi possono «generare abusi e rischi di discriminazione e avere serie ripercussioni sulla vita delle persone».

Fermo restando il "no" alla black list in assenza di una norma ad hoc, l'Autorità ha avuto modo di entrare più nel dettaglio della proposta delle compagnie, sulla base delle indicazioni, per quanto non esaustive, fornite da queste ultime. E ha avuto così modo di precisare che è difficile pensare a una simile banca dati senza che vi sia inserita alcuna informazione sui clienti e che anche la sola indicazione del numero di telefonino dell'abbonato moroso è sufficiente per risalire all'identità di quest'ultimo.

Quanto, inoltre, alla procedura di accesso al database illustrata nella proposta – ovvero che lo scambio di informazioni sull'eventuale situazione di morosità avvenga unicamente tra il vecchio operatore telefonico (cosiddetto donating) e quello nuovo (cosiddetto recipient), senza che altri gestori condividano quelle notizie – il Garante ha avuto modo di ricordare che anche in questo caso si verrebbe comunque a configurare una comunicazione di dati.

L'utente, dunque avrebbe il diritto di ricevere al riguardo un'adeguata informativa e di essere posto nella condizione di autorizzare o meno la comunicazione di informazioni sul proprio conto. Tanto più se lo lo si classifica come cattivo pagatore.

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