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Dal frigo ai mobili, bonus «semplificato»

Bonus mobili operativo, dopo l’approvazione definitiva, ieri alla Camera del decreto casa, che ha fatto seguito al voto di fiducia di lunedì. A favore del decreto hanno votato 277 deputati della maggioranza, 92 i no di M5S e Sel, mentre Fi e Fdi non hanno partecipato al voto. Molte novità – quelle più complesse sull’edilizia sociale e sullo stanziamento di fondi statali – richiedono misure attuative. Per dispiegare a pieno i suoi effetti, il Piano casa ha infatti bisogno di 9 decreti ministeriali (alcuni di concerto con il Mef) oltre a delibere del Cipe e intese in conferenza unificata. Altre misure – come la cedolare secca (si veda articolo a fianco) e il bonus mobili – hanno una ricaduta immediata, a partire dall’entrata in vigore della legge di conversione. 
La novità più importante riguarda la semplificazione relativa al bonus mobili. La scadenza per lo sgravio è fissata alla fine di quest’anno, ma la norma consente di recuperare, entro i massimali consentiti, anche le spese sostenute a partire dal 6 giugno 2013. La detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di arredi viene liberata da una serie di vincoli: in sintesi, all’indomani della pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» della legge di conversione, lo sconto non sarà più legato all’ammontare della ristrutturazione e potrà, eventualmente, anche superarlo.
Questo avviene per effetto dell’eliminazione di una modifica portata dall’ultima legge di stabilità. Un’eliminazione che, peraltro, recupera una misura già inserita nel decreto salva Roma (Dl n. 151/2013), decaduto senza essere stato convertito.
È utile, per fare ordine, riepilogare come funziona il bonus in questa nuova versione. La prima condizione è che sia in corso una ristrutturazione edilizia, per la quale siano state chieste detrazioni. Coloro che ne fruiscono potranno richiedere anche lo sconto del 50% per le ulteriori spese, documentate e sostenute appunto dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2014, per l’acquisto di mobili, grandi elettrodomestici, come frigoriferi e lavatrici, in classe non inferiore alla A+ e forni di classe A. Dovrà trattarsi di mobili nuovi.
Bisogna ricordare che per la ristrutturazione resta fermo il limite massimo di spesa di 96mila euro. Mentre per il bonus mobili il tetto massimo di spesa, ancora in vigore, è di 10mila euro. Inoltre, gli arredi dovranno servire l’unità immobiliare alla quale è collegata la ristrutturazione. Una nota importante: nei 10mila euro potranno essere conteggiate anche le spese di trasporto e montaggio. Lo sconto, comunque, andrà spalmato su più dichiarazioni dei redditi, ripartendolo in dieci quote annuali di pari importo. E dividendolo, eventualmente, tra tutti gli aventi diritto, ad esempio nel caso in cui ci siano più proprietari.
A completare il quadro del nuovo bonus, poi, c’è una precisazione significativa. L’articolo 7 del decreto appena convertito, infatti, stabilisce che le spese per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici «sono computate, ai fini della fruizione della detrazione di imposta, indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione che fruiscono delle detrazioni». Si tratta di una formulazione piuttosto oscura che sembra, però, alludere a un chiarimento importante: le spese per gli arredi andranno conteggiate separatamente da quelle per le ristrutturazioni. E i relativi massimali (10mila e 96mila euro) andranno calcolati in maniera indipendente.
All’indomani dell’approvazione sono già arrivate richieste volte ad ampliare i benefici. «Rendere strutturale il bonus sugli arredi» chiede il sottosegretario allo Sviluppo economico, Simona Vicari. I costruttori dell’Ance vorrebbero estendere alle imprese i benefici della cedolare secca dell’affitto a riscatto». Legambiente lancia invece l’allarme di possibili speculazioni consentite dalla possibilità – anche questa immediatamente operativa – che consente di non considerare una nuova costruzione strutture abitative leggere collocate in strutture ricettive all’aperto come campeggi o villaggi.
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