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Dal Fmi un nuovo allarme Npl

Mentre le ultime cifre ufficiali certificano una diminuzione delle sofferenze bancarie in Italia, dal Fondo monetario internazionale risuona l’ennesimo allarme sugli Npl. Secondo Bankitalia, in agosto le sofferenze sono diminuite del 6,5% su base annua (-5,7% nel mese precedente). Correggendo il dato per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci, le sofferenze risultano invece in aumento del 9,4%, con un leggero rallentamento rispetto al +9,7% di luglio.

Le sofferenze nette sono ammontate a 65,259 miliardi di euro e quelle lorde a 172,845 mld.

Tuttavia Maurice Obstfeld, capo economista del Fmi, interpellato sulle polemiche relative alla proposta della Bce di inasprire le coperture obbligatorie sui nuovi Non performing loans, ha affermato che in Italia non c’è alternativa a gestire la riduzione dei crediti deteriorati, anche se «è un processo doloroso per le banche», dove comunque ci sono margini di maggiore efficienza mentre, in generale, il settore gode di «grande stabilità».

Il Fmi evidenzia che il comparto bancario italiano detiene ancora quasi un terzo dei crediti in sofferenza bancari dell’intera Eurozona. A proposito del rischio di credit crunch, «l’Italia ha fatto molti progressi sulle riforme del settore finanziario, gli Npl stanno calando, ma lo stock resta alto e gli Npl limitano l’erogazione di nuovi prestiti, quindi sono essi stessi una fonte di credit crunch».

Secondo Obstfeld, «certamente gestire i nuovi Npl è importante e lo stock a sua volta va ridotto: non c’è una vera alternativa. Ovviamente è doloroso per le banche, ma ne abbiamo viste alcune, come Unicredit, in grado di raccogliere nuovo capitale, e questo è un buon segno. Più in generale la struttura bancaria in Italia, con tante banche e tanti sportelli, ha certamente margini per guadagnare in efficienza e per una morbida allocazione del credito all’economia».

Giacomo Berbenni

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