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Dal digitale alle infrastrutture nel Recovery spinta del 3% al Pil

Il Recovery Plan arriva al traguardo. In tutto 221,5 miliardi in sei anni, di cui 191,5 finanziati direttamente dall’Europa e 30 previsti dal fondo complementare con risorse nazionali. Gli obiettivi del Piano, che oggi il consiglio dei ministri esaminerà per inviarlo al Parlamento e poi, dopo l’approvazione definitiva, a Bruxelles entro il 30 aprile come previsto, sono ambiziosi e necessari. In primo luogo, come spiega la bozza del documento che sarà presentato oggi, «riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica » ma anche cogliere l’occasione per affrontare le «debolezze strutturali» dell’economia italiana che il piano elenca con precisione: divari territoriali, basso tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro, debole crescita della produttività, ritardi nell’adeguamento delle competenze tecniche, nell’istruzione e nella ricerca. Gli effetti sul fronte della crescita, essenziale per il nostro debito pubblico, già sono calcolati: il Pil si incrementerà in media dell’1,4 nel periodo 2022-2026 rispetto a quanto accadde nel periodo 2015-2019. In sostanza nel 2026, anno entro il quale i progetti del Recovery, raggruppati i 6 missioni e in 16 “componen-ti”, saranno compiuti il Pil avrà una spinta di 3 punti percentuali in più di quanto avrebbe fatto senza gli investimenti del Pnrr. L’Italia scommette su digitalizzazione, green, infrastrutture, istruzione e ricerca, coesione e salute.

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