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Dal cyber-idraulico al “meccatronico” ecco i lavori post-Covid

Cyber-idraulici e tecno-elettricisti per case e elettrodomestici connessi; “meccatronici” (meccanici e elettrauti per la manutenzione delle nuove automobili). Orafi, sarti e calzaturieri in grado di utilizzare stampanti 3D e foot scanner; artigiani delle costruzioni per la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare. E ancora, installatori e manutentori di parchi, giardini e aree verdi; riciclatori di rifiuti (in tessuti e arredamenti); produttori e manutentori di apparecchiature mediche ad alta precisione; animatori digitali per musei ed edizioni virtuali.
Eccoli i lavori che saranno più richiesti nel dopo-Covid dalle piccole imprese italiane (1,3 milioni di aziende fino a 50 addetti, il 99,4% del totale, per un complesso di 2,7 milioni di lavoratori). Uno studio di Confartigianato- Unioncamere-Anpal prova a immaginare come la pandemia cambierà il mondo del lavoro italiano, stimando che nei prossimi 5 anni oscillerà tra 1,8 e 2 milioni di unità la domanda di nuovo impieghi delle piccole imprese, ovvero il 63% del fabbisogno totale dell’economia nazionale (per il 33% lavoro autonomo).
“Nulla sarà più come prima” e “dalle grandi crisi possono nascere grandi occasioni” recitano i mantra più inflazionati in questo memorabile anno del virus, soprattutto sul fronte socio-economico: e la fotografia scattata dallo studio sembra confermarlo. «La seconda vita dell’artigianato – spiega Marco Granelli, presidente di Confartigianato – ripartirà dalla trasformazione di mestieri tradizionali che si adegueranno, e già lo stanno facendo, ai cambiamenti del mercato e delle esigenze dei consumatori». La digitalizzazione delle imprese tra periodo pre e post Covid viene stimata in accelerazione (soprattutto nel Mezzogiorno) e stessa proiezione viene fatta riguardo alle azioni per la sostenibilità ambientale. Il 28,6% delle piccole imprese ha effettuato attività di formazione del personale nel 2019 e il 13% ne ha aggiunta ulteriore tra giugno e novembre 2020, in piena pandemia.
Dicevamo degli 1,8/2 milioni posti di lavoro che saranno chiesti dal settore nei prossimi 5 anni: ebbene, considerando uno scenario di base e uno di recrudescenza della pandemia, i tassi di crescita medi annui più elevati si evidenziano nelle filiere di informatica e telecomunicazioni, con un tasso di espansione del 3%, finanza e consulenza (+2,1%), salute (+1,4%), formazione e cultura (+1,2%). Quanto alle capacità richieste ai nuovi lavoratori, il 21,5% del fabbisogno stimato riguarda addetti con competenze digitali, il 16,4% capacità matematiche e informatiche. l’11,8% capacità di applicare tecnologie 4.0. Altro dato rilevante, quello delle piccole aziende dell’industria e dei servizi che chiederanno competenze “green” ai nuovi addetti: sono l’80,2% del totale.
Digitale e ambiente, cioè i driver del Recovery Plan: «Il progetto presentato da Draghi è più che condivisibile sui macrotemi – dice Granelli ma bisognerà avere la capacità di mettere a terra tutte le risorse disponibili. Noi imprenditori siamo costretti a vivere in una precarietà perenne, come dimostrano la questione del superbonus o le pastoie burocratiche e fiscali».
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