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Dal commercio ai servizi, i voucher allargano il raggio

Tetto annuo dei “guadagni” che sale a 7mila euro e tracciabilità obbligatoria dei buoni. Insieme al divieto di utilizzo negli appalti, sono queste le novità che toccano il lavoro accessorio previste dallo schema di decreto di riordino delle formule contrattuali varato dal Governo, ora all’esame delle Commissioni parlamentari.
Dalla sperimentazione in occasione della vendemmia del 2008 a oggi, il sistema dei buoni lavoro si è progressivamente allargato: l’ultimo report Inps, realizzato per Il Sole 24 Ore, evidenzia una crescita annua del 69% nel 2014, con oltre 69 milioni di tagliandi venduti, l’equivalente di 690 milioni di euro.
Se si guarda, poi, all’intero periodo di “vita” dei voucher, il sistema ha movimentato 1,6 miliardi e coinvolto circa due milioni di lavoratori.
L’exploit, però, continua a nascondere una forte frattura territoriale: in quattro regioni del Nord (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte) si concentra oltre la metà dei voucher venduti (52%), mentre al Meridione lo strumento stenta a decollare (si supera di poco il 16% dei tagliandi utilizzati), anche se a fare eccezione è la Puglia, dove lo scorso anno sono stati venduti 3 milioni di tagliandi, più del doppio rispetto al 2013 (+124%).
I buoni sono stati pensati per le attività stagionali – in particolare per agricoltura, turismo, commercio e servizi – e come veicolo di emersione di lavoro in nero.
Dal monitoraggio dell’Inps risulta che i voucher, nell’ultimo anno, sono stati molto gettonati nei servizi e nel commercio (nel 2014 hanno raccolto insieme il 35% delle vendite), seguiti dal turismo (16%) e da sport e cultura (6%), mentre l’agricoltura si è fermata al 3% (in questo settore, peraltro, nelle aziende con un volume d’affari superiore a 7mila euro possono essere impegnati solo pensionati e studenti).
Cartacei o telematici, in tagli da 10, 20 o 50 euro, i voucher contengono una quota di retribuzione, ma anche una fetta di contributi Inps e Inail. Il valore nominale è comprensivo infatti della contribuzione (13%) a favore della gestione separata Inps, di quella diretta all’Inail per l’assicurazione anti-infortuni (7%) e di un compenso al concessionario (Inps) per la gestione del servizio (5 per cento).
Sul fronte dei canali di vendita svettano i tabaccai, dove viene acquistato oltre un voucher su due (37 milioni nel 2014), seguiti a lunga distanza dagli uffici postali (11,3 milioni) e dai buoni cartacei acquistati agli sportelli Inps (9,3 milioni).
A livello normativo il Jobs act si inserisce sul decreto Giovannini del 2013 (Dl 76/2013) che ha fatto rientrare nel lavoro accessorio le prestazioni caratterizzate da compensi fino a 5mila euro l’anno per il singolo lavoratore, che si riducono a 2mila nei confronti dei committenti imprenditori commerciali o professionisti. Il primo tetto sarà innalzato a 7mila euro, mentre il secondo resta invariato. Nel decreto attuativo del Jobs act viene poi chiarito l’ambito temporale nel quale verificare il rispetto dei limiti economici, che sarà ancorato al concetto di anno civile e non più a quello di anno solare.

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