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Dal cloud ai big data: investire in IA conviene. Anche alle Pmi

Investire nell’intelligenza artificiale fa bene alle imprese, anche alle piccole. Riduzione dei costi, maggiore efficienza, migliore capacità di gestione dei clienti, pianificazione e programmazione in tempo reale, maggiore flessibilità, competitività e ricavi: sono alcuni dei risultati che l’«IA» è in grado di realizzare anche nelle aziende italiane, secondo gli esperti di I-Com, istituto per la competitività, che ha realizzato un ampio studio sul Made in Italy e sul ruolo dell’intelligenza artificiale nelle imprese che ItaliaOggi Sette ha avuto modo di esaminare. Secondo l’Istituto, introdurre in azienda tecnologie e servizi come cloud computing («nuvola informatica» per la raccolta e gestione dati via internet), Erp (pianificazione risorse d’impresa), Crm (servizi digitali per le relazioni con i clienti) e Bda (analisi dei big data) può far aumentare, anche di oltre il doppio, le probabilità per una Pmi di appartenere a una classe di ricavi superiore rispetto all’azienda analoga «tradizionale». Il risultato è frutto dell’applicazione di un modello statistico elaborato da I-Com, e illustrato nello Studio, a un campione di 19.089 imprese (il 73% Pmi, il 27% medie imprese), con almeno 10 addetti, costruito a partire da una popolazione di 182.408 aziende (lo studio è scaricabile dal sito di ItaliaOggi).

Intelligenza artificiale. Ma cosa si intende per intelligenza artificiale, in particolare quando si parla di aziende? Una definizione dell’IA univoca non esiste, ricordano gli esperti di I-Com: comunemente, oggi per definire l’intelligenza artificiale si fa riferimento alla cosiddetta IA «debole»: l’insieme delle attività come apprendere, ragionare, prevedere scenari, interagire con altre macchine o con persone, che vengono compiute da macchine o programmi simulando l’attività dell’uomo (il presupposto dell’IA «forte» è invece che la macchina possa emulare e sostituire l’uomo).

Diverse sono le tecnologie che in cui l’IA si concretizza (e che possono essere, in astratto, utilizzate da un’azienda, anche di piccole dimensioni): robotica, riconoscimento vocale, generazione del linguaggio naturale, analisi delle immagini, analisi dei dati e previsioni dei comportamenti degli utenti online (machine e deep learning), per citarne alcune. In azienda, tali tecnologie possono prendere la forma dei servizi Erp (Enterprise resource planning, software per la pianificazione delle risorse d’impresa), Crm (Customer relationship management, sistemi di gestione delle relazioni con i clienti), Bda (Big data analytics, raccolta e analisi grandi volumi di dati per estrarre ulteriori informazioni, per esempio su condizioni di mercato o comportamento dei clienti). Il cloud computing consente invece di avere a disposizione un insieme di risorse/informazioni utilizzabile con rapidità, ovunque e con minimo sforzo e interazione (per esempio, per accedere ad alcuni dati e servizi non devo per forza recarmi in ufficio).

Il mercato IA. Il mercato mondiale dell’IA sta crescendo rapidamente: a livello globale, si prevede che la spesa in sistemi cognitivi e IA raggiunga i 98 miliardi di dollari nel 2023 (numeri International data corporation). In Italia, il mercato dei progetti di intelligenza artificiale oggi vale appena 85 milioni di euro (dati Osservatorio School of management Politecnico di Milano), ma è destinato a raggiungere elevati livelli di crescita (secondo previsioni The Innovation Group, il mercato IA in Italia dovrebbe crescere a un tasso medio annuo del 65% nel periodo 2017-2022), grazie a robot collaborativi e smart home speaker. Come nel resto del mondo, anche per l’Italia, la maggiore diffusione, nel breve periodo, si prevede per virtual agent (servizio clienti virtuale), chatbot (programmi di interazione in chat con gli «umani») e robot industriali e collaborativi. Sotto quest’ultimo profilo, l’Italia fa già meglio degli altri: il Belpaese è quarto in Europa per l’utilizzo di robot industriali e di servizio, e l’industria 4.0 nazionale continua a farsi strada. La performance è però merito delle grandi aziende (i robot trovano impiego nel 26% delle imprese con più di 250 dipendenti e nel 17% delle medie imprese), mentre a far uso di robot è solo il 7% delle piccole.

IA e aziende italiane. Robotica a parte, nell’implementazione dell’intelligenza artificiale l’Italia ha ancora molta strada da fare: «nonostante gli incoraggianti risultati nell’automazione», si legge nello Studio I-Com, «una buona parte delle aziende italiane appare ancora poco incline ad adottare soluzioni IA più ambiziose, che richiedono ingenti investimenti e piani organizzativi complessi, prediligendo, invece, tecnologie IA per task di complessità più bassa, prevalentemente rivolte all’assistenza ai consumatori, come sistemi di chatbot o assistenti virtuali». L’intelligenza artificiale è dunque ancora, «una sfida che in Italia ancora non tutti hanno colto». Secondo un’indagine dell’Osservatorio Politecnico di Milano, riportato da I-Com, solo il 12% delle aziende intervistate ha un progetto di IA a regime, il 31% ha in corso dei progetti pilota e il 21% ha invece stanziato un budget per concretizzare un’idea progettuale. Inoltre, l’8% ha un progetto in fase di implementazione e il 19% ha un interesse futuro ma non ancora concreto invece il 9% non ha alcun interesse. E tuttavia, oggi, in Italia le aziende sono quelle che sperimentano di più in intelligenza artificiale: fra i soggetti che hanno adottato soluzioni di IA, il 78% è rappresentato da imprese o start-up; il 16% da università e centri di ricerca, mentre la p.a. resta alla finestra (2%). Ma quali sono le aspettative di un’impresa che decide di investire sull’intelligenza artificiale? Per il 50% delle aziende che hanno già in corso progetti IA, l’obiettivo è il miglioramento dell’efficienza dei processi, ovvero la riduzione dei costi, per il 37% l’aumento dei ricavi e per il 13% lo sviluppo di soluzioni per un miglior supporto decisionale. Delle aziende italiane che hanno messo in atto i progetti, il 68% ha dichiarato che le iniziative hanno raggiunto l’esito, mentre il 28% non è stato in grado di dare un giudizio. Solo per il 4% delle aziende i progetti non hanno raggiunto gli obiettivi.

IA, business e ricavi. I-com, nello Studio, ha passato ai raggi X un campione di circa 19 mila imprese italiane per verificare, più da vicino, lo stato dell’arte nelle Pmi per quanto riguarda l’implementazione di tecnologie e servizi IA strumentali al business. E ha analizzato, tramite un modello statistico ad hoc, l’impatto potenziale della trasformazione digitale delle Pmi rispetto alla probabilità di ottenere ricavi superiori. Sotto esame l’utilizzo nelle aziende di servizi di Erp, Crm, Bda, cloud computing.

Risultato: l’Erp è utilizzato dal 44% delle Pmi; il customer care relationship management dal 36%, l’analisi dei big data solo dal 12%. Poco più di un quarto del campione utilizza servizi di cloud computing.

In relazione all’utilizzo del cloud computing, è emerso che le imprese che adottano soluzioni cloud mostrano una maggiore probabilità di appartenere a classi di ricavi superiori rispetto a quelle digitalmente meno avanzate. Solo il 26% delle imprese che non adottano soluzioni cloud fa ricavi per almeno 10 milioni di euro, a dispetto del 39% di quelle che impiegano soluzioni di questo tipo. Per quanto riguarda l’impatto dell’impiego di Erp, Crm, Bda e cloud computing in relazione alla probabilità di appartenere a una classe di ricavi superiore, l’adozione del modello sviluppato da I-Com ha mostrato un impatto positivo di tutte le tecnologie esaminate, tenendo conto del macrosettore di appartenenza e della dimensione d’impresa. Le imprese che fanno uso del cloud hanno mostrato una probabilità superiore di circa il 19%, rispetto a chi non impiega soluzioni cloud, di appartenere ad una classe di ricavi superiore. Risultato simile con riferimento a Crm e Bda (+20% e +23%), mentre molto maggiore è stato l’effetto di soluzioni Erp: chi le impiega ha oltre il doppio delle probabilità di appartenere ad una classe di ricavi superiore rispetto a chi non impiega soluzioni di questo tipo.

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