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«Dai tedeschi ottima notizia»

Il via libera della Corte Costituzionale tedesca al fondo salva Stati permanente e al «Fiscal compact», se pur condizionato, è per il presidente del Consiglio, Mario Monti «un’ottima notizia». Per effetto della sentenza viene rimosso «l’ultimo ostacolo sul Trattato europeo per il meccanismo europeo di stabilità e sul Fiscal compact». Quanto alla limitazione indicata dalla sentenza, in base alla quale l’esposizione della Germania non dovrà comunque superare i 190 miliardi di euro (un eventuale superamento di tale soglia dovrà essere autorizzato dal Bundestag), Monti non ritiene che possa segnare «un freno imprevisto al processo di stabilizzazione dei mercati. La sentenza dice soltanto che dovranno intervenire le Camere tedesche. Non mi sembra sorprendente».
Si tratta in ogni caso di un passaggio rilevante, che dopo l’apertura di Mario Draghi a favore di acquisti illimitati di bond in chiave antispread dei paesi sotto l’attacco della speculazione, apre prospettive decisamente più incoraggianti rispetto ad appena alcune settimane fa. Monti ne parla al termine del colloquio con il direttore generale del Wto, Pascal Lamy. «L’Italia – aggiunge – è un grande paese manifatturiero, ricco di eccellenze che intendiamo difendere nel quadro della politica commerciale della Ue». Poi in un’intervista al Washington Post rilasciata durante il Workshop a Cernobbio dello scorso fine settimana ribadisce: l’Italia non intende avanzare alcuna richiesta di aiuto. La linea del Governo, soprattutto dopo l’apertura della Bce, resta quella della funzione “preventiva” dello scudo antispread. Serve a rassicurare i mercati. «Il semplice fatto che siano stati predisposti gli strumenti ha consentito allo spread di Italia e Spagna di scendere in modo sostanziale». È quel che si attendevano i mercati, «naturalmente con alcune condizionalità». In concetto ribadito anche dal ministro dell’Economia Vittorio Grilli in un’intervista al Wall Street Journal: «L’Italia non ha intenzione di chiedere aiuto per far scattare i programmi di acquisti da parte delle istituzioni europee sui titoli di stato. Non pensiamo che sia utile né desiderabile cercare un programma».
In linea di principio, come ha osservato il ministro dell’Economia lunedì scorso a Parigi, anche un timing più stringente per rispettare gli impegni richiesti potrebbere essere una “condizionalità”. Ma il tutto andrà deciso caso per caso, e solo laddove il Paese in questione avanzi formale richiesta di aiuto. Resta da disinnescare la mina della crisi greca. Monti esprime nuovamente la convinzione che l’azione di risanamento messa in atto dalla Grecia «non raggiunge certo quanto richiesto dall’Unione europea», e tuttavia si tratta di uno sforzo «molto notevole. Naturalmente serve una generazione per aver un cambiamento di cultura e politica, quale quello richiesto alla Grecia in tre o quattro anni». È nell’interesse dell’intera Unione europea che la Grecia resti nell’eurozona: «Non credo che possa uscire senza danneggiare altri paesi».
L’aspettativa del Governo è ora che dopo essersi pericolosamente riportato oltre quota 500 punti a fine luglio, lo spread scenda a livelli accettabili. In un’intervista al quotidiano «La Prealpina», Monti ribadisce: la decisione della Bce serve proprio ad allentare la tensione sullo spread, che secondo il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco «è drogato di almeno 200 punti rispetto ai fondamentali italiani». Non per questo possiamo ritenerci al sicuro. «Sbaglieremmo se pensassimo che il cammino è terminato, soprattutto per quanto riguarda le riforme strutturali che il nostro paese deve attuare. Abbiamo evitato il tracollo come la Grecia, ma non possiamo allentare la tensione sul controllo della finanza pubblica».
Di certo – Monti lo ribadisce nel suo colloquio con Lamy – occorre respingere con forza il fenomeno di rigetto dell’integrazione europea, «che si verifica, con implicazioni protezionistiche anche sul piano mondiale». L’Italia sostiene la proposta della Commissione europea che punta a conferire alla Bce il ruolo di supervisore unico delle banche dell’eurozona. Quanto a una nuova, possibile pronuncia della Corte di Karlsruhe sul mandato della Bce, Monti ritiene che eventualmente la questione dovrebbe essere di competenza della Corte di Giustizia.

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