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Dai mercati fiducia a tempo

Gli investitori stranieri sono pronti a puntare un gettone in più sull’Italia. Questo perché il nuovo premier in pectore Matteo Renzi è giovane, pragmatico e «piace sia ai salotti europei che ai mercati», nel parere di un analista. Ma questo gettone riflette alte aspettative che il 39enne dovrà mantenere in tempi brevi. In caso contrario il gettore verrebbe ritirato, e con gli interessi.
Da inizio anno Piazza Affari è la migliore tra le Borse big in Europa (Ftse Mib +7,7% con un’accelerazione proprio nelle ultime due sedute). E, a giudicare dal rapporto tra prezzo e patrimonio netto (price to book value) molti settori (fra cui energia, finanzia e industria) sono a sconto rispetto alla media europea. Sul mercato dei bond poi il rendimento dei BTp decennali si è riportato sotto il 3,7% (sui minimi degli ulimi otto anni) con un’accelerazione al ribasso dopo le prime voci sul nuovo governo Renzi. Buone sensazioni quindi. Ma è necessario che si passi dagli slogan ai fatti. «Renzi potrebbe contagiare positivamente il sentiment di mercato nel breve. Un periodo di “luna di miele”, magari sull’annuncio del programma dei 100 giorni, è plausibile – dicono da Pictet asset management -. Ma l’impatto maggiore deriverebbe dalla concreta implementazione delle riforme: nostre stime ci dicono che lo spread potrebbe scendere fino a 160 punti base (dai 200 attuali, ndr) e il Ftse Mib recuperare il 10% sull’Eurostoxx».
Le due prove su cui dovrà misurarsi Renzi sono recupero di competitività garantendo stabilità politica. Del resto è per questi motivi che la Spagna di Rajoy – nonostante abbia un debito estero su Pil del 90% rispetto al 30% dell’Italia e stia fronteggiando lo scoppio di una bolla immobiliare di proporzioni sconosciute in Italia – paga sul debito a 10 anni qualche punto base in meno di Roma.
«Nella City è opinione condivisa che il nodo cruciale sia il tema del costo del lavoro e del cuneo fiscale. Servirebbe un intervento di almeno 30 miliardi per abbassare i contributi sociali, soprattutto per i lavoratori più giovani, con l’obiettivo di ridare fiato alle imprese e allo stesso tempo dare più soldi ai lavoratori in busta paga. Con un piano di stimolo alla crescita di questo tipo si può anche correre il rischio di sforare il tetto deficit/Pil nel breve termine invece di cercare a tutti i costi una copertura contabile – spiegano gli operatori di Russell investment -. La copertura arriverà automaticamente con il miglioramento del tasso di crescita del Pil e del denominatore del rapport deficit/Pil. A questo proposito alcuni commenti di Renzi lasciano intravedere una capacità di interpretare i parametri europei in modo critico e non come vincoli indiscutibili. Senza interventi di questa portata il trend di crescita dell’Italia è destinato a rimanere intorno allo 0% e la traiettoria del debito pubblico in proporzione al Pil è destimata a rimanere insostenibile». Nel bel mezzo delle riforme, quindi ci potrebbe essere un ostacolo esogeno (la Ue potrebbe dire no alla clausola di flessibilità sulla spesa) e uno endogeno, rappresentato dai dubbi personali e di coalizione che Renzi dovrà sfatare. «Renzi non ha grande esperienza e potrebbe soffrire la maggioranza delle larghe intese – dice alla Reuters Daniel Loughney, portfolio manager di AllianceBernstein -. Al momento siamo positivi, ma vediamo».

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