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Dai medici al fumo, le nuove regole

ROMA — Esame travagliato per il decreto Sanità approvato ieri in Consiglio dei Ministri. Ma alla fine è passato. Sette ore di riunione in gran parte assorbita dai 16 articoli che costituiscono la struttura del provvedimento portato dal ministro Renato Balduzzi, all’origine molto più robusto.
Strada in salita, ma era prevedibile dopo gli stop, le polemiche e le osservazioni da parte degli altri dicasteri. E le pressioni del mondo imprenditoriale. Alle 23.15 il premier Mario Monti ha affiancato significativamente Balduzzi nella conferenza stampa per sottolineare la «relazione stretta tra queste tematiche e la crescita. Un decreto importante e complesso di cui mi rallegro col ministro». Tra i punti chiave il sistema di trasparenza che regolerà la nomina della dirigenza sanitaria e dei primari. «Bisogna allentare la presa impropria della politica su meccanismi non politici, lo abbiamo fatto anche in altri settori con le misure sulla Rai. Con il decreto, entra il merito, esce la politica».
Il decreto ha un filo conduttore: «Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese attraverso la tutela della salute». Ecco allora il potenziamento della medicina del territorio da realizzare attraverso l’aggregazione di più studi e specialisti. Il cittadino in qualsiasi ora del giorno e della notte avrà la garanzia di essere visitato. «Senza il territorio gli ospedali non possono funzionare con efficienza — ha sintetizzato Balduzzi — nasce una nuova alleanza tra medici e pazienti».
Più trasparente la libera professione dei camici bianchi all’interno dell’ospedale. L’attività viene messa in rete affinché i pagamenti siano tracciabili. Il paziente non dovrà sospettare l’esistenza di un «percorso alternativo e più rapido» per ricevere cure Tra i punti più discussi quello sulla responsabilità dei professionisti della sanità. Introdotto un Fondo per garantire la copertura assicurativa dei camici bianchi vittime di denunce e prevenire il fenomeno della medicina difensiva e della prescrizione di esami inutili. Braccio di ferro tra Salute e ministero della Giustizia sulla colpa lieve che il decreto escluderà dai contenziosi se sono state seguite buone pratiche.
Ha retto solo in parte il «pacchetto» sugli stili di vita. La vera novità rispetto al testo originale riguarda la prevenzione delle morti sul campo sportivo. Obbligo per le società sportive professionistiche e dilettantistiche di dotarsi di defibrillatori. Quindi palestre, circoli di tennis, piscine. Verranno definite in un decreto le procedure per la certificazione all’attività sportiva: quali test prevedere e chi rilascerà il via libera. Non basterà un semplice attestato di «buona e robusta costituzione».
Sparita la tassa su bevande zuccherate e superalcolici che sarebbe servita a frenare il consumo di prodotti altamente calorici o dannosi. Anche se assente nella versione in esame, Balduzzi si è battuto per ripristinarla. Viene introdotto l’obbligo per le aziende di vendere dal gennaio 2013 succhi con un contenuto di frutta di almeno il 20%, contro il 12% attuale. Il minimo per dare a bottigliette e lattine la connotazione di bevande salutari. Sopravvissuta la norma sui videogiochi. Le slot machine dovranno mantenere una certa distanza (200 metri nell’ultima proposta anziché 500) da ospedali, scuole e centri giovanili. In compenso, stretta sulla pubblicità di lotterie, giochi d’azzardo e scommesse che scompariranno da radio e tivù dalle 16 alle 19.30 e in prossimità dei programmi per giovani.
Cancellata l’abolizione di enti considerati inutili. Non si interromperà dunque l’attività dell’Ime, l’Istituto mediterraneo di ematologia, e neppure dell’associazione degli ospedali all’estero, coordinata da Barbara Contini.

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