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«Dai fondi del Recovery Plan spinta a banche e utility»

I fondi in arrivo in Italia con il Recovery Fund sono l’occasione storica per il rilancio del Paese se saranno approvate anche le riforme a esso collegate. E gli investimenti previsti nella transizione energetica e in quella digitale rappresentano una grande opportunità di cambiamento che le imprese, le banche e il mondo finanziario italiano sono pronti a sfruttare.

Sono questi gli elementi chiave emersi dalla settima edizione della Mediobanca Ceo Conference, anche quest’anno in edizione virtuale, a cui hanno partecipato i ceo e i cfo di 52 tra i principali gruppi italiani quotati in Borsa che si sono confrontati con una platea di 270 investitori istituzionali. La due giorni (22-23 giugno) di incontri ha avuto una prima sessione dedicata al settore finanziario (banche, assicurazioni, asset gatherers & specialty finance) che è stata aperta dal ceo di Mediobanca Alberto Nagel ed ha avuto come key speakers Jörg Kukies, viceministro delle finanze tedesco, Stefano Del Punta (cfo Intesa Sanpaolo), Matteo Del Fante (ceo Poste Italiane) e Paolo Bertoluzzo (ceo Nexi). La seconda sessione del 23 giugno era invece focalizzata su utilities, infrastrutture, energia e industria ed ha avuto come key speakers Stefano Besseghini (chairman Arera), Francesco Starace (ceo Enel), Claudio Descalzi (ceo Eni), Marco Alverà (ceo Snam), Stefano Donnarumma (ceo Terna) e Luigi Gubitosi (ceo Tim).

L’elemento che ha fatto da trait d’union tra le due sessioni è stata l’opportunità storica che il Recovery Plan rappresenta per l’Italia (e per l’Europa) per rilanciare l’economia nel medio periodo su basi diverse e su come le transizioni digitale ed energetica – principali driver del Pnnr e di Next Generation Ue – stanno concretamente già impattando sui piani industriali delle diverse società. «In Mediobanca siamo convinti che la crescente attenzione alle considerazioni sul cambiamento climatico, insieme alla rapida implementazione del concetto di economia circolare, siano tendenze secolari destinate a durare – ha detto in uno dei passaggi della sua introduzione il ceo di Mediobanca Nagel – e questo offrirà alle aziende enormi opportunità per contribuire alla fase di ricostruzione attraverso investimenti in temi che creano consenso politico e sociale. Questo è quello che chiamiamo un approccio keynesiano “verde” alla ripresa europea».

Dalla sessione finanziaria è emerso con chiarezza come la rivoluzione digitale apra nuove opportunità (e rischi) già nell’immediato. E ancora di più in prospettiva se e quando l’Europa varerà il progetto di euro digitale. Un tema che è stato dibattuto nel corso di una sessione speciale con Silvia Attanasio (Head of Innovation Abi), Roberto Catanzaro (Chief Strategy & Transformation Officer Nexi) e Daniele Savaré (Innovation and Business Solutions Director SIA) non solo per le future conseguenze geopolitiche che potrà avere nel confronto Usa-Cina ma anche, passando dalla teoria ai fatti, nelle applicazioni e servizi che potranno essere offerti ai cittadini con risparmio di costi e soprattutto di tempi. «È anche emersa la forte consapevolezza che le banche potranno dare un ruolo di supporto decisivo all’economia italiana facendo da leva alle risorse del Recovery Plan», commenta Andrea Filtri, co-head del team di ricerca di Mediobanca Securities che nel report sul settore bancario ha evidenziato anche l’inevitabilità di un un’ulteriore fase di consolidamento. «Avere due o tre banche di grandi dimensioni in Italia, come già le hanno Spagna e Francia, sarà fondamentale non solo per sostenere la ripresa ma anche per giocare un ruolo da protagonisti quando in Europa scatterà il momento delle fusioni cross border».

Per utilities e società energetiche il focus è ovviamente stato sulla transizione energetica, sulla inevitabilità di un processo che è partito e non si fermerà, sulle opportunità da cogliere per l’Europa ma anche sui rischi di una transizione non ordinata e non coordinata a livello globale. «Il cambiamento non è più una scelta ma un obbligo – spiega Javier Suarez, co-head del team di ricerca di Mediobanca Securities – la svolta è epocale e nasce dalla spinta dei cittadini. I fondi del Recovery Plan, e la scelta della Ue di indirizzarne una parte significativa proprio alla transizione energetica, sono un’opportunità per investire in tecnologie che consentano di abbassare i costi di produzione delle fonti alternative di energia. Questo include anche l’idrogeno verde, che al momento non è ancora economicamente competitivo ma che grazie al supporto politico e all’accelerazione delle rinnovabili dovrebbe ridurre significativamente il costo di produzione entro il 2030 e fornire una soluzione per quei settori ad alta intensità di emissioni. Un passo decisivo sarà rappresentato dal pacchetto di riforme che la Ue presenterà a luglio per accelerare la decarbonizzazione e raggiungere il target della neutralità climatica entro il 2050, tra cui sarà incluso anche la revisione del meccanismo di scambio delle quote di emissioni di CO2».

L’Italia si presenta all’appuntamento con l’opportunità storica del Recovery Fund con Mario Draghi alla guida del Governo. «È grazie alla sua credibilità se la Ue potrà approvare il Recovery Plan in tempi rapidi – scrivono gli analisti di Mediobanca Securities – ed è sempre per la sua credibilità che gli investitori sono fiduciosi che l’Italia stavolta approvi il piano di riforme di cui il Paese ha bisogno da anni per tornare a crescere in modo sostenibile».

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