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Dai fondi arabi a Mediaset, valzer intorno a Telecom

Telecom Italia vola in rialzo del 5% su voci di un interesse da parte di una gruppo di investitori esteri, e poi chiude a 0,91 euro (+0,11%) dopo che i rumors non trovano conferme in ambienti finanziari. Tra indiscrezioni e smentite, resta il fatto che la società guidata da Marco Patuano è in una fase delicata con i vecchi soci in uscita e con nuovi azionisti che potrebbero con facilità mettere insieme un pacchetto di controllo e iniettare nuove risorse in azienda per accelerare gli investimenti e ridurre i debiti. Di dossier sulla Telecom potrebbero essercene diversi. Compreso l’ultimo in ordine di tempo: il cosiddetto “progetto Adriano” rilanciato dall’agenzia Bloomberg , in base al quale il manager americano Solomon Trujillo (noto per aver ceduto la rete di Telstra al governo australiano) starebbe organizzando una scalata insieme a un gruppo di investitori arabicon un investimento che si dovrebbe aggirare sui 7,5 miliardi di euro. E ieri quando Telecom ha annunciato un nuovo accordo sui contenuti con Sky, sono tornate a circolare anche le ipotesi di un matrimonio tra il gruppo telefonico e Mediaset. «Tutto può essere, se ne parla da decenni, – ha commentato in proposito il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri – ma è più semplice a dirsi che a farsi, sono cose molto complicate».
La rete Telecom, ricordiamolo, è protetta dalla Golden Power che autorizza il governo a porre un veto se il controllo dell’azienda finisse in mano a un socio non europeo inviso allo Stato italiano. In proposito, ieri il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, ha precisato che il governo «non intende invadere gli spazi delle aziende, ma al contempo è determinato a usare le prerogative che la legge gli assegna per tutelare la rete telefonica». Oltre a dover convincere le autorità pubbliche e quelle di mercato, un’eventuale raider estero (ma anche italiano) dovrebbe persuadere gli azionisti, tra cui spiccano soci qualificati come la Vivendì di Vincent Bollore (che a termine avrà l’8,3% ora in manto a Telefonica) o Marco Fossati (5%), a votare a favore di un aumento di capitale o di operazioni tali da cambiare la strategia del gruppo, che finora ha sempre ribadito di voler continuare a presidiare sia il mercato italiano che quello brasiliano.
Oggi intanto è convocato un cda Telecom, che dovrà dare mandato al management per trattare la penale di una vendita a termine di Telecom Argentina a David Martinez Guzman, il quale si è detto disponibile in cambio di due anni e mezzo di tempo per perfezionare l’operazione a pagare una congruo indennizzo alla società. Il consiglio di Telecom dovrà anche discutere come valorizzare al meglio le torri di trasmissione, perché scegliendo la via della quotazione in Borsa, il gruppo rischia sia di allungare i tempi del processo sia di incassare meno rispetto a cedere in blocco a un partner industriale che, in quanto tale, può permettersi valutazioni superiori. Infine in vista della futura gara per licenze 4g in Brasile, a cui Tim Brasil a differenza di rivali come Oi ha già fatto sapere che parteciperà, la società dovrà cedere presto anche le torri carioca, i cui proventi serviranno a finanziare i futuri investimenti nel Paese.
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