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Dai falsi profili ai post illeciti, Google cancella 2 mln di Url

In rete crescono le discariche virtuali di rifiuti digitali. Quantità enormi di informazioni-spazzatura, che vanno ad aggiungersi all’ammasso del darkweb e del deep web, in cui è possibile trovare corpi virtuali di reati informatici e ricettazioni digitali di reati del mondo reale.

Dal 2014 a oggi a Google sono arrivate dall’Europa, in virtù delle leggi sulla privacy vigenti nel Vecchio continente, oltre 990 mila richieste di cancellare quasi 4 milioni di URL (per la precisione 3.894.886) e quasi la metà è stata effettivamente rimossa. Pochi in termini relativi a livello planetario, si dirà, se si considera che a gennaio 2020, c’erano oltre 1.74 miliardi di siti Web su Internet), ma sono pur sempre tanti in valore assoluto.

Su Linkedin, nel solo periodo gennaio-giugno 2020, sono stati bloccati 33,7 milioni di falsi account, mentre 79,3 milioni sono stati i contenuti spam e scam stoppati; 54 mila sono i contenuti illeciti (dai discorsi di odio ai contenuti violenti) e oltre 125 mila sono stati i contenuti cancellati per violazione del diritto di autore.

Su Facebook sono stati disabilitati nel periodo luglio- settembre 2020 1,3 miliardi di falsi profili; nel medesimo periodo, il report di Facebook registra 3,5 milioni di contenuti di bullismo, e 1,8 miliardi di spam.

Su Tiktok nel primo semestre 2020 sono stati rimossi 104 milioni e 543 mila video, per violazione delle regole interne della piattaforma (anche qui in termini relativi si tratta meno dell’1% dei video caricato, ma in termine assoluto il numero è tutt’altro che trascurabile).

I rapporti periodici dei colossi del web evidenziano le loro sollecite iniziative, anche in assenza di segnalazione degli interessati, a tenere pulite le loro piattaforme.

D’altra parte, secondo websitehostingrating.com a gennaio 2020, c’erano oltre 4 miliardi e 400 milioni di utenti Internet; l’utente medio di Internet trascorre online 6 ore e 43 minuti ogni giorno e il 47.3% della popolazione mondiale dovrebbe acquistare online.

Si vive su Internet quanto nella vita reale. Ragione quest’ultima, unita alla considerazione della dimensione dei fenomeni illeciti, frutto della somma di tutte le singole voci, per ritenere urgente che si individuino strumenti per la stessa visibilità in rete dei presidi di liceità e correttezza e per una effettività degli strumenti di prevenzione e repressione.

Il rispetto della libertà di espressione e di accesso alla rete non può essere pagato dalle vittime reali dei comportamenti illeciti commessi nelle piazze virtuali della società dell’informazione.

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