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Dai controlli ai giudici tutti i dubbi sulla legge

Il documento è datato 10 novembre 2017. In quegli stessi giorni, la redazione di BuzzFeed News comincia a indagare sul caso Web365, dopo aver ricevuto una segnalazione da Andrea Stroppa, consigliere digitale di Matteo Renzi. Il tema “fake news” non è ancora al centro dell’agenda politica.
Il file contiene un disegno di legge firmato da due senatori del Pd: il capogruppo Luigi Zanda e Rosanna Filippin, 55enne avvocato civilista di Bassano del Grappa, membro della commissione Giustizia e della commissione Infanzia.
Nel titolo il ddl annuncia “Norme generali in materia di social network e per il contrasto della diffusione su internet di contenuti illeciti e delle fake news”.
Le fake news non ci sono
La definizione di fake news è nell’introduzione del testo: “notizie false – si legge – che suscitano allarme sociale, spesso immesse nel circuito dei social network per condizionare l’opinione pubblica di un Paese”. Ma quando si passa all’enunciazione degli articoli, le fake news spariscono. La legge, che ricalca una legge analoga approvata in Germania, si occupa di una serie di reati contro la persona e contro lo Stato – dalla diffamazione alla pedopornografia, dallo stalking al terrorismo – ma non definisce e non cita le fake news. La foto di Maria Elena Boschi ai funerali di Riina potrebbe rientrare in questa legge in quanto contenuto diffamatorio, ma si tratta di una circostanza già prevista dalle attuali norme.
C’è social e social
La parte inedita riguarda la definizione di social network che dovrebbe sottostare alla legge, al contrario delle testate online che ne sono esentate. In pratica una notizia pubblicata da un social viene assoggettata a un controllo mentre lo stesso contenuto su un giornale online è esente dal controllo. Questo potrebbe avere ricadute sul principio di uguaglianza. Inoltre i social regolamentati sono solo quelli che hanno più di un milione di utenti in Italia, disposizione che può creare problemi a causa delle fluttuazioni di utenti.
Facebook diventa giudice
La legge prevede che, in presenza di un reclamo, i social debbano verificare se il contenuto è illecito e rimuoverlo entro 24 ore (che possono diventare 7 giorni in alcuni casi). Di fatto si demanda ai social di stabilire se si è in presenza di un reato, sottraendo questa valutazione a un giudice, senza alcuna garanzia di diritto.
Nell’incertezza, per non incorrere in sanzioni, i social saranno portati a rimuovere tutto, mettendo a rischio la libertà di espressione.
Le sanzioni L’impianto sanzionatorio, che prevede multe da 500 mila euro a 5 milioni, punisce soprattutto una serie di violazioni burocratiche – la mancata redazione di rapporti, il monitoraggio dei reclami, la nomina di un referente.
Nella sostanza, la legge formalizza le procedure di “notice and take down” (segnalazione e conseguente rimozione) di cui le piattaforme come Facebook sono già dotate e che vengono messe in pratica in presenza di contenuti inappropriati.
Con l’aggiunta della parola fake news nel titolo.

Andrea Iannuzzi

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