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Dai brevetti ricavi più alti del 30%

Le imprese che sono titolari di diritti di proprietà intellettuale (Dpi) registrano, in generale, un livello di ricavi per dipendente superiore del 29%, un numero di dipendenti 6 volte più elevato e retribuzioni maggiori fino al 20% rispetto ad aziende analoghe che non depositano marchi e brevetti .
Sono questi i principali risultati emersi da uno studio condotto dall’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (l’Uami di Alicante, cioè l’ufficio preposto alla gestione dei marchi e del design industriale in Europa) tramite l’Osservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale. Lo studio – che si basa sui dati pubblici ufficiali di oltre 2,3 milioni di aziende europee – prende in considerazione imprese che utilizzano brevetti, marchi, disegni e modelli a livello nazionale ed europeo. Rispetto alle aziende che non detengono Dpi, quelle che invece ne sono titolari tendono ad avere dimensioni maggiori, misurate in base al numero di dipendenti (in media 547 contro 94 dipendenti). Per questo motivo i metodi di misura della performance economica quali i ricavi, i profitti o le retribuzioni sono espressi per dipendente. Pertanto, le aziende che registrano regolarmente marchi e brevetti registrano, in media, un 29% in più di fatturato per dipendente rispetto alle aziende che non lo fanno. Con un aumento del 26% se sono titolari di brevetti, del 29% se detengono principalmente marchi e del 31% se sfruttano disegni e modelli.
Anche le retribuzioni per dipendente variano e sono più alte del 20% tra le aziende che innovano. In questo caso, l’effetto maggiore è legato alla titolarità di brevetti (41%), seguiti dai disegni e modelli (23%) e, infine, dai marchi (19%).
Queste performance sono particolarmente evidenti tra le Pmi (che nello studio dell’Uami sono considerate secondo lo standard internazionale: meno di 250 dipendenti e di 50 milioni di euro di fatturato).
Perchè se è vero che solo una minoranza di queste in Europa possiede brevetti, marchi e disegni o modelli, quando invece depositano e innovano, il loro ricavo per dipendente aumenta di ben il 32%. Molti di più di quel 4% di aumento che si registra tra grandi aziende “innovative” rispetto a quelle che non lo sono. Insomma, sulle Pmi, l’innovazione diventa essenziale, si a per i ricavi sia per le retribuzioni degli addetti. «Con la creazione delle banche dati online, gratuite e globali, su marchi, disegni e modelli (TMview e DesignView) – ha detto António Campinos, presidente dell’Uami – abbiamo già consentito a milioni di aziende e singoli individui di effettuare ricerche in materia di proprietà intellettuale. Dallo studio emerge, tuttavia, che dobbiamo fare di più per promuovere i vantaggi economici della proprietà intellettuale tra le Pmi, poiché ne possono trarre i maggiori benefici».
Nella Ue il 40% dell’attività economica complessiva nella Ue (circa 4.700 miliardi di euro all’anno) è generato dalle industrie ad alta intensità di valore aggiunto e circa il 35% dell’occupazione totale (77 milioni di posti di lavoro) deriva direttamente o indirettamente da industrie con un utilizzo dei diritti di proprietà intellettuale superiore alla media.

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