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Dagong: i prossimi business saranno covered bond e Abs

L’agenzia di rating cinese Dagong Europe si lancia nel business dei covered bond e Abs in vista della ripresa di questo mercato sostenuto dalla politica monetaria della Bce. A dirlo è il general manager di Dagong Europe Ulrich Bierbaum in questi giorni impegnato nel vertice euro-asiatico in corso a Milano. «Gli investitori privati e i fondi cinesi ritengono che questa asset class possa essere un’alternativa al debito sovrano estero come forma di diversificazione. Finora i covered sono stati sottoscritti in prevalenza dalle banche centrali, ma in futuro anche i privati potranno essere potenziali investitori».
Non c’è il rischio di acquistare titoli tossici?
Se li acquista la Bce non credo ci sia questo rischio. Ritengo invece che i covered bond emessi dalle banche europee possano essere una proxy dei titoli di Stato con un grado di rischio contenuto. I fondi cinesi sono già attivi sui mercati Otc dei corporate bond e i covered sono uno strumento per diversificare gli investimenti. Il nostro compito sarà quello di calcolare un rating di questi strumenti sulla base delle nostre valutazioni sull’emittente.
Recentemente sono stati lanciati bond in Renminbi sulle piazze europee. La Cina vuole fare concorrenza ai grandi emittenti europei e americani?
Sì, sono stati lanciati bond in Renminbi sulle piazze di Londra, Francoforte e Lussemburgo. Per ora il mercato è ancora limitato, ma è destinato ad aumentare in funzione dell’influenza crescente della valuta cinese: uno studio della Deutsche Bank stima che nel giro di 6 anni le transazioni globali in Renminbi ora al 2,2% potrebbero salire fino al 25% la stessa quota ricoperta ora dall’euro.
L’interesse degli investitori cinesi per l’Italia sta aumentando sensibilmente. Come valutate il rischio di questi asset?
In Cina si considera l’Europa come un unico blocco economico che sta vivendo una difficile fase di crisi. Il nostro compito è di fare loro capire che l’Europa è un’area frammentata dove nonostante la fase di debolezza ci possono essere ottime opportunità. In Italia fino al 2013 gli investimenti cinesi avevano toccato 3,5 miliardi di euro, ma soltanto nel 2014 sono stati effettuati 3,4 miliardi con le acquisizioni di quote in società strategiche nei settori delle utilities, infrastrutture, Tlc e finanza. Questa accelerazione ha fatto scattare l’Italia al secondo posto dopo l’Inghilterra per investimenti cross border per un totale di 6,9 miliardi. Una cifra destinata a salire con l’interesse crescente non solo nei grandi player, ma anche nelle piccole e medie imprese dei settori dell’ingeneristica, informatica, componentistica, realtà in fase di turnaround e con asset sottovalutati, ma con potenzialità di crescita nel medio periodo. Questo vale per l’Italia, ma anche per altri paesi del sud Europa come Portogallo e Grecia.
Quali sono i settori che state monitorando?
Le utilities e le infrastrutture nei paesi del Sud Europa sono tra i più interessanti dal momento che si stimano investimenti per 200 miliardi di euro, in particolare nei settori dell’elettricità e del gas. In Italia anche i trasporti hanno ampi margini di crescita, in particolare le autostrade che dall’inizio della crisi hanno perso il 10% del traffico. Una combinazione di fattori che vanno dalle necessità di manutenzione e di ristrutturazione della rete, insieme alle ristrettezze dei fondi governativi, rendono attraente l’investimento nel lungo termine.

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