Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Dagli investimenti del Pnrr 90 mila posti per i giovani ma il gap con l’Ue resterà

Il Recovery creerà 90 mila posti per i giovani entro il 2023 su 750 mila/un milione totali, ai quali però riserva solo l’8,12% delle risorse pari a 15,55 miliardi. Meglio dell’Italia fanno Spagna (11,7%) e Germania (9,5%). Eppure siamo noi ad averne più bisogno visto che — come ricorda il governatore di Bankitalia Ignazio Visco — oltre 3 milioni di giovani italiani tra 15 e 34 anni non sono occupati, non vanno a scuola, non si formano: «Quasi un quarto del totale, la quota più elevata tra i Paesi europei ». E la partecipazione dei giovani al mercato del lavoro è di 14 punti inferiore alla media Ue.Non è però solo un problema di soldi. Ma anche di progetti per incanalare le risorse nei settori e territori giusti. E di capacità adeguate a incrociare l’offerta di posti. A che punto siamo? Facciamo un esempio. Dice Eurostat (dati 2019) che solo il 39% dei giovani italiani nella fascia 16-24 anni ha competenze digitali superiori a quelle di base, contro quasi il 60% dei coetanei francesi e della media Ue, il 65% dei tedeschi e addirittura il 68% degli spagnoli. Nella fascia successiva — 25-34 anni — va pure peggio: 36% degli italiani, 47% dei francesi, 55% degli spagnoli, 61% dei tedeschi, 50% della media Ue a 28. Siamo in fondo tra i Paesi che contano in un settore chiave, assieme al verde, del Recovery: il digitale.Se il quadro è questo, neppure la clausola — peraltro non vincolante — del 30% di posti nei bandi legati al Recovery riservati a giovani e donne, riuscirà a invertire tendenze di per sé desolanti. «Per questo abbiamo chiesto al governo di istituire un comitato per valutare l’impatto generazionale del Pnrr e correggerne eventualmente le progettualità: è da poco operativo», dice Maria Cristina Pisani, presidente del Consiglio nazionale dei giovani (Cng), organo consultivo della Presidenza del Consiglio istituito nel 2018. «Non sempre l’aumento delle risorse porta a un incremento dell’occupazione giovanile, come insegna Garanzia Giovani. Ecco perché dobbiamo monitorare».Il Cng ha da poco avviato un’indagine sui “fabbisogni formativi inevasi e sulle nuove competenze richieste dalla transizione digitale ed ecologica e dalle nuove modalità di lavoro”. Per capire di quali nuovi mestieri avrà bisogno l’Italia nel 2025, il Cng parte da Piemonte, Lazio e Campania. Ma soprattutto propone una metodologia regionale per intercettare nuova occupazione, invitando a guardare ai settori che tirano di più nei singoli territori. E in quei bacini concentrare risorse, indirizzare sforzi formativi, creare cluster.«In Italia solo il 30% della popolazione ha un’istruzione universitaria », ricorda Pisani. «Dopo cinque anni di studio solo il 37% dei giovani ha un contratto stabile, ma di questi il 30-32% ha una retribuzione media annua di 10 mila euro. A queste condizioni nessun ragazzo riesce a costruirsi una famiglia e a diventare autonomo». Di qui le proposte del Cng: nuove politiche attive per orientare i giovani verso percorsi professionali in settori dedicati a innovazione e tecnologia e per evitare un futuro di contrattini e nero, agevolare gli affitti e non solo i mutui (il 57% non li chiede perché non può), aprire Agenzie di lavoro per i giovani, come fatto con successo in Germania. Sfide non facili né immediate. «Vogliamo un’Italia per i giovani», garantisce il premier Draghi. E nel Recovery «i giovani sono ovunque». Un buon inizio.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ancora nulla di fatto nell’Ue sull’energia. Anche il Consiglio dei ministri per l’energia riu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I l rilancio di Mirafiori (con la relativa chiusura della Maserati di Grugliasco, alle porte di To...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La partita è cominciata. Si gioca tra Roma e Bruxelles, tra i negoziatori del Mef, che hanno il co...

Oggi sulla stampa