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“Daccò portò al San Raffaele 80 milioni in più”

MILANO — Due pagine, scritte fitte. La grafia non è sempre immediatamente comprensibile. Ma quello che scrive Mario Valsecchi, l’ex direttore amministrativo del San Raffaele, in un manoscritto sequestrato dalla polizia giudiziaria nell’ambito dell’indagine sulla fondazione Maugeri, è chiaro. Pierangelo Daccò, l’uomo che portava in giro per il mondo il governatore Roberto Formigoni sui suoi yacht e sugli aerei privati, ha fatto guadagnare oltre 80 milioni di euro in più all’ospedale di don Verzè. E questo non solo grazie alle soffiate in anticipo sulle mosse della Regione: anche grazie al lavoro per «correggere» i provvedimenti del consiglio a favore del San Raffaele da parte dei tecnici della Direzione sanitaria del Pirellone. La stessa struttura al cui vertice siede Carlo Lucchina, indagato ora per “turbativa del procedimento amministrativo” in un’altra inchiesta sugli appalti “su misura” per le sperimentazioni cliniche.
Gli appunti ripercorrono i contenuti di un interrogatorio reso da Valsecchi prima di essere arrestato nella sua casa di Como il 13 dicembre (ha patteggiato poi una pena di due anni e dieci mesi concordata anche con la procura). I contenuti sono poi stati sviluppati in un interrogatorio
reso da Valsecchi il 16 febbraio, così scottante che gli omissis coprono per intero, a parte cinque righe di una pagina, i tredici fogli del verbale. Ma già a luglio il direttore ricostruisce le sue rivelazioni fatte ai pm. Per iscritto, Valsecchi aggiunge molto a quel che ha detto a voce.
Spiega che «Daccò supportava il dottor Cal (il numero due del San Raffaele morto suicida quest’estate, ndr) in alcuni rapporti con la Regione». Scende nei dettagli: «Ci aveva segnalato in anticipo l’intenzione della Regione di finanziare progetti finalizzati a favorire le prestazioni nei confronti di cittadini lombardi (legge 34 del 2007) adoperandosi nel chiedere chiarimenti su alcuni aspetti operativi e di contenuto». Il riferimento è a quella che in Lombardia è nota come “legge Daccò” che finanzia le fondazioni sanitarie non profit. «Il decreto Regionale – commenta Valsecchi – che consentiva il finanziamento a fondo perduto sia di progetti già realizzati che, (…) in itinere, riconobbe ad Hsr (il San Raffaele, ndr) per il primo anno 23 milioni di euro l’anno (50% del totale messo a disposizione). Nell’anno successivo assegnò all’Hsr 13,7 milioni, e nel terzo anno 10 milioni».
Tra gli atti depositati, c’è anche un decreto del 2009, firmato da Lucchina, che assegna i finanziamenti della legge di cui parla Valsecchi. Il flusso di denaro, però, a un certo punto s’interrompe. Ma subito riprende, come ricorda il direttore amministrativo. «A questo punto, nel 2010 il beneficio cessò, in quanto la Fondazione, con il 2011 iniziò a beneficiare della legge 7 regionale (anche questa anticipata da Daccò) che attribuiva a Istituzioni con determinati requisiti un incremento dei Drg applicati a prestazione erogati a favore dei cittadini lombardi, un incremento del 25. Per Hsr l’incremento è stato di circa 36 milioni per un anno…». Infine, ecco le manovra per garantire i fondi al San Raffaele: «Sulla bozza della delibera lavorarono molto i tecnici della direzione sanitaria ed il direttore generale, il quale si accorse che nelle delibere di giunta era inclusa una locuzione che escludeva Hsr dal beneficio. L’approvazione della delibera da parte del consiglio regionale fu corretta, consentendo l’applicazione del beneficio ad Hsr».

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