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Da Ubs a Hsbc sui super-bonus non cala il sipario

Poche settimane fa un referendum in Svizzera ha detto «no» ai super-bonus degli amministratori delegati, ma ieri il banchiere Andrea Orcel – numero uno dell’investment banking di Ubs – ha beffato tutti intascando oltre 20 milioni di euro per il 2012. Sfruttando il fatto che il voto degli svizzeri avrà effetto dai bilanci 2013, e che aveva pattuito il compenso d’ingresso l’estate scorsa per lasciare Bank of America, Orcel ha messo in tasca una busta paga da record. L’amministratore delegato del gruppo svizzero, Sergio Ermotti, ha invece portato a casa 8,87 milioni di franchi (7,2 milioni di euro): molti meno di Orcel, ma comunque il 40% in più rispetto al 2011. Peccato che nel 2012 Ubs abbia chiuso con una perdita netta di circa 2 miliardi di euro. Peccato che l’istituto abbia appena annunciato un piano per tagliare 10mila posti di lavoro. Insomma: la banca perde, il banchiere guadagna.
La regola, che l’Europa vorrebbe scalfire, è sempre la stessa. Il colosso inglese Hsbc – secondo la banca dati Capital Iq – ha chiuso il 2012 con 9,4 miliardi di sterline di utili netti: un buon risultato, certo, ma in calo del 16% rispetto al 2011. Eppure l’amministratore delegato Stuart Guilliver ha visto lo stipendio complessivo aumentare da 6,6 a 8,9 milioni di sterline: un ritocco verso l’alto del 34%. Esistono anche le eccezioni, come Antony Jenkins: il nuovo numero uno di Barclays ha ricevuto nel 2012 un pacchetto da “soli” 2,6 milioni, dopo i 17 milioni elargiti nel 2011 al suo predecessore Bob Diamond. Ma in questo caso si tratta di una banca finita sotto l’occhio del ciclone per il caso Libor: un po’ di sobrietà era d’obbligo.
Nel 2011 James Dimon, numero uno di JP Morgan, è stato il banchiere più pagato con 23 milioni di dollari: l’11% in più del 2010. In questo caso la sua gratifica è andata di pari passo con l’utile della banca, salito del 12%. In Europa, uno dei banchieri più pagati è Alfredo Saenz, numero uno dello spagnolo Banco Santander: ha fatto diminuire gli utili della banca dagli 8,1 del 2010 ai 2,2 miliardi del 2012, ma in compenso si è portato a casa, nel 2011, 16 milioni.
Certo, rispetto agli anni passati gli stipendi dei top manager sono generalmente più bassi. Uno studio di Nathan Dong della Columbia University stima che nel 2009 – anno della grande crisi post-Lehman – gli amministratori delegati della banche hanno guadagnato 200 volte più della media dei loro dipendenti. Nel 2011, invece, il gap è stato un po’ inferiore: secondo i dati di Bloomberg 67 volte a JP Morgan, 40 volte in Morgan Stanley, 33 volte per Goldman Sachs.
Ma il divario con il mondo reale resta incolmabile. Secondo i dati del Census Bureau Usa, il reddito medio delle famiglie americane nel 2011 è stato di 50.054 dollari: questo significa che è calato dell’8,1% rispetto al 2007 e dell’8,9% rispetto ai massimi del 1999. Il divario tra ricchi e poveri è al massimo negli Usa e la povertà è al record dal dopoguerra. E in Europa i numeri sono ancora più drammatici, con la disoccupazione che non accenna a diminuire. Qualcuno dovrebbe dirlo ai banchieri…

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