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Da Skype si esce

Via d’uscita (quasi) da Skype. Ma non ancora definitiva. Il profilo (account) potrà essere bloccato, ma non viene del tutto cancellato: una traccia rimane negli archivi della società che gestisce Skype. In ogni caso è un piccolo passo in avanti nella direzione di assicurare il diritto all’oblio (prevista dal regolamento europeo modificativo della direttiva europea sulla privacy n. 95/46/CE). A seguito della richiesta del garante della privacy, sollecitato da alcune persone che hanno incontrato difficoltà, la società, con sede in Lussemburgo, cambierà le procedure per consentire agli utenti di chiudere il proprio account e integrerà le informazioni a disposizione degli stessi.

In risposta al garante, Skype ha ammesso che tra le indicazioni contenute nelle «domande più frequenti» (Faq) si legge che «una volta creato, non è possibile eliminare un account Skype». Esse d’ora in poi verranno modificate per spiegare chiaramente che si potrà comunque bloccare in via permanente il proprio account rivolgendosi al servizio di supporto tecnico clienti.

In sostanza ci si potrà rivolgere a Skype, il quale provvederà a deindicizzare lo username dell’utente dalle pagine pubbliche del servizio, in modo tale che non sia più operativo né visibile dagli altri. Skype sta peraltro valutando potenziali migliorie per consentire un’autonoma chiusura dell’account da parte dell’utente.

Questo non significa, però, che l’account venga definitivamente cancellato o distrutto; inoltre il relativo username resta archiviato all’interno dei sistemi di Skype: lo scopo dichiarato è quello di evitare che in futuro altri utenti possano utilizzare, intenzionalmente o meno, il medesimo nome.

La questione non è definitivamente risolta e Skype dovrà ancora chiarire la tipologia dei dati conservati, dopo la chiusura dell’account e i tempi e alle modalità di tale conservazione, della quale peraltro l’utente potrebbe non essere del tutto consapevole.

Per questi motivi, il Garante ha deciso di avviare ulteriori approfondimenti e di sollevare la questione nell’ambito del Gruppo di lavoro che riunisce le autorità della protezione dati europee.

Analoghi problemi sono stati sollevati dai garanti europei nei confronti di Google.

Dal canto suo il regolamento in itinere modificativo della direttiva europea sulla privacy codifica sia il diritto all’oblio sia quello alla portabilità dei dati.

Nel regolamento si prevede che chi tratta i dati (ad esempio un social network) debba informare i terzi della volontà del singolo di cancellare tutti i link verso i dati dell’interessato, copie riproduzioni; con la portabilità l’interessato può trasferire i suoi dati da un sistema ad un altro senza impedimenti.

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