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Da prezzi e vendite auto altri segni di ripresa italiana Renzi:“Noi fuori dalla crisi”

Il mercato dell’auto italiano cresce il doppio rispetto a quello europeo. E per la prima volta da molti mesi Eurostat certifica che la Penisola lascia il terreno della deflazione per risalire allo 0,1 per cento su base annua. Segnali che fanno dire a Matteo Renzi: «Esistono segnali univoci che siamo fuori dalla fase emergenziale della crisi economica». Parole che il direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, conferma indirettamente con una metafora: «L’economia italiana sta uscendo dalla Guerra dei Sette anni. Una guerra non tradizionale, di quelle guerre moderne in cui capannoni, uffici e posti di lavoro possono sparire con un click di mouse». Rossi traccia anche un bilancio del conflitto. E spiega che in questi sette anni «abbiamo prodotto un decimo in meno, l’industria ha perso il 17 per cento delle attività e le costruzioni il 30. Sono stati distrutti un milione di posti di lavoro».
Tra i segnali che dicono come ci si stia risollevando dalle macerie, il principale giunto ieri è quello dell’andamento del mercato auto. Che in Europa è cresciuto a febbraio del 7 per cento mentre in Italia, nello stesso mese, la crescita è stata del 13,2. Analogamente all’Italia sono cresciuti tutti i mercati dei Paesi mediterranei, «segno che la ripresa ha caratterizzato soprattutto i mercati più colpiti dall’austerità », dice Gian Primo Quagliano del Centro Promotor. Una sorta di effetto preventivo del Quantitative easing sui consumi dell’area finora più depressa. Insieme all’Italia crescono, tra gli altri, Grecia e Spagna.
A livello di gruppi, Fca scavalca Ford al quarto posto delle vendite europee con una quota del 7 per cento dietro Volkswagen (che mantiene il 25) e i due gruppi francesi (Psa e Renault). I brand del Lingotto complessivamente considerati salgono dell’11 per cento a livello continentale, ben oltre il 7 per cento medio del mercato. Tra i motivi del successo, le vendite di Renegade e 500X, i due modelli prodotti a Melfi. Prosegue tra gli analisti la polemica iniziata alla fine di febbraio sull’effettivo peso degli acquisti dei privati sull’incremento delle vendite. Se il settore dei privati continua a stentare, colpisce l’esplosione delle auto acquistate dalla società di noleggio. Segno, ipotizza Quagliano, che si sta diffondendo sempre più la tendenza a sostituire l’auto di proprietà con il noleggio lungo (due-tre anni).
La fine della deflazione italiana (sia pure considerando il paniere al netto dei tabacchi) era stata avvistata dall’Istat la scorsa settimana ed è stata certificata ieri da Eurostat. Un segnale giudicato positivo dagli analisti. Anche se Sergio Nardi, capo economista di Nomisma, segnala il rischio che, «se l’inflazione dovesse rialzare la testa, possano arrivare da Berlino pressioni per chiudere anzitempo il programma di Quantitative easing annunciato da Francoforte». In quel caso, sostiene Nardi, sarebbe necessario resistere alle pressioni tedesche e «tenere la barra dritta».
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