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Da Pinerolo a Lucera mobilitati per i tribunalini

Sale il pressing per salvare i piccoli tribunali, ridotti dal decreto legislativo 155/2012 sulla revisione della geografia giudiziaria. Infatti, benché la riforma sia in vigore da più di due mesi e il ministero della Giustizia sia al lavoro per mettere a punto le nuove piante organiche degli uffici giudiziari (attese entro fine anno), politici e operatori – complici anche le spinte campanilistiche e le elezioni alle porte – incalzano il ministro, Paola Severino, per conquistare qualche ulteriore ritocco alla lista di 31 tribunali, di altrettante procure e di 220 sezioni distaccate (cioè tutte) cancellati dal decreto.
A chiedere nuovi interventi, in particolare, sono i deputati della commissione Giustizia della Camera, che hanno puntato l’attenzione su sei tribunali. Si tratta di Pinerolo, a 40 chilometri da Torino, Bassano del Grappa (Vicenza), Chiavari, nel Genovese, Tolmezzo (Udine), Lucera, nel Foggiano, e Rossano Calabro (Cosenza): tutti da salvare o, almeno, da fare oggetto di una riflessione aggiuntiva. Questo anche se il Governo ha già corretto in corsa il tiro, accogliendo in parte le proposte del Parlamento. Infatti, mentre la prima bozza del decreto eliminava 37 uffici giudiziari, la versione definitiva ha limitato i tagli a 31 tribunali. Il Governo ha, infatti, deciso di mantenere i presidi giudiziari nelle aree ad alta infiltrazione di criminalità organizzata: Caltagirone e Sciacca in Sicilia, Castrovillari, Lamezia Terme e Paola in Calabria e Cassino nel Lazio.
L’esigenza di tenere alta la guardia sulla lotta alla mafia – secondo i deputati – renderebbe necessario conservare i tribunali di Lucera e Rossano. Mentre gli uffici giudiziari di Bassano del Grappa e di Chiavari dovrebbero essere salvati perché ospitati in sedi nuove, pagate con investimenti pubblici sostanziosi. E quelli di Tolmezzo perché competenti su un territorio particolare, che arriva al confine di Stato. Infine, chiudere Pinerolo «avrebbe l’effetto di ingolfare il tribunale di Torino». Lo sostiene Maria Grazia Siliquini (Popolo e territorio), prima firmataria di una mozione che ribadisce l’elenco dei sei tribunali da salvare, in attesa di essere calendarizzata per la discussione alla Camera. «La soppressione di questi tribunali – spiega Siliquini – viola la legge delega per diversi motivi. Su tutti, la soppressione del tribunale di Pinerolo contrasta con la necessità di razionalizzare la gestione della giustizia nelle aree metropolitane». E la battaglia ha trovato una sponda nel vicepresidente del Csm, Michele Vietti: nei giorni scorsi ha affermato che «sarebbe stato auspicabile mantenere il tribunale di Pinerolo».
Siliquini, nella mozione, chiede al Governo di rivedere i tagli varando un decreto correttivo prima di rivedere le piante organiche. Che sia necessario riesaminare la situazione dei sei tribunali lo sostiene anche Andrea Orlando (Pd). Ma secondo Orlando «la partenza della riforma non va rinviata. Piuttosto, mi auguro che ci sia la volontà del Governo di correggere le incongruità con un intervento chirurgico, sospendendo la revisione delle piante organiche per questi sei tribunali per valutare se mantenerli».
Oltre alla politica, a spingere per rivedere la riforma sono anche gli operatori. A partire dai magistrati: il segretario di Magistratura indipendente, Cosimo Maria Ferri, riafferma la necessità di razionalizzare le sedi giudiziarie, «ma la riforma – dice – andava meditata di più: è necessario salvare i sei tribunali e alcune sezioni distaccate da individuare, specie nelle zone montane». E poi gli avvocati, con il Cnf che sta procedendo su due fronti: da un lato, sta lavorando per una proposta alternativa, per superare i tagli lineari e comunque risparmiare; dall’altro, ha costituito un collegio difensivo ad hoc per impugnare o partecipare ai ricorsi degli Ordini locali contro i provvedimenti in materia di geografia giudiziaria.

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