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Da Pechino stretta sui capitali in fuga

I timori di una fuga di capitali adesso sono talmente forti, dopo la svalutazione dello yuan e la crisi borsistica, che la Safe, la State Authority for Foreign Exchange, braccio destro della Banca centrale per i movimenti valutari, ha diramato una circolare interna rivolta alle banche per spiegare come tenere sotto controllo in maniera capillare i movimenti sospetti di denaro. 
Si va dall’acquisto di immobili all’estero alla provvista da portare con sé durante i viaggi turistici. La direttiva colpisce anche i movimenti frazionati sullo stesso conto operati da un’unica persona o da suoi familiari nell’arco di una settimana per importi superiori di cinque volte a 10mila dollari, la somma massima consentita finora per ogni acquisto in valuta.
Diffuso attraverso il canale dei giornali cinesi online il documento riporta addirittura un esempio, quello del signor Xiao Ming che voglia acquistare una casa negli Stati Uniti e che si ritrova adesso davanti al divieto di superare il tetto dei 50mila dollari all’anno: entro i 90 giorni gli acquisti sospetti che portino, anche attraverso il supporto di parenti a superare la cifra dei 200mila dollari, faranno finire il signor Xiao Ming diritto nella watch list, ovvero nell’elenco dei sospetti.
I clienti occasionali, soprattutto quelli che vengono pizzicati a effettuare acquisti e pagamenti con improvvisa e insolita frequenza, dovranno essere ben controllati, mentre bisognerà prevenire – dice la Safe – le attività transfrontaliere che non abbiano una reale consistenza commerciale, da sempre strumento privilegiato per trasferire soldi all’estero attraverso il meccanismo della falsa fatturazione.
Ogni due mesi i controlli andranno ripetuti, si legge nel documento, soprattutto ora che lo yuan ha subìto una forte svalutazione e che le riserve in valuta estera si sono ridotte nel mese di agosto in maniera consistente per puntellare la moneta e i mercati.
Ieri infatti le borse hanno chiuso in positivo per il secondo giorno e sempre sul finale grazie all’annuncio del ministero delle Finanze di sconti fiscali in arrivo per stimolare l’economia, una leva che secondo Nomura rappresenta il valore aggiunto nel 2015 in vista, ovviamente, di una auspicabile ripresa cinese. Lo yuan si è indebolito nuovamente sul dollaro man mano che la Banca centrale rallenta l’intervento, dopo gli acquisti massicci di dollari da parte della Banca centrale nelle scorse settimane il movimento si è rallentato e anche per questo sono partiti i controlli bancari e le imposizioni sulle riserve obbligatorie congelate in dollari a carico delle banche commerciali.
Ieri lo Shanghai Composite Index ha guadagnato l’1,7 per cento a 3.225,07. Si è ripetuto il copione di martedì con la maggior parte dei guadagni realizzata in finale di giornata. Martedì l’intervento dello Stato con acquisiti di aziende sul mercato aveva creato un forte movimento verso l’alto (+2,9 in chiusura).
L’indice ChiNext ha guadagnato il 3.5. L’Hang Seng China Enterprises Index è in aumento del 4,4% a 9.892,30. %.
La Cina intende aumentare le spese pubbliche e gli sgravi fiscali per sostenere la propria crescita, ha detto ieri il ministero delle Finanze. Tra le misure previste, Pechino intende accelerare i processi più importanti di costruzione, aumentare gli sgravi fiscali a vantaggio di piccole e medie imprese e incoraggiare gli investimenti di capitali privati in alcuni settori chiave. Misure da tempo pianificate che oggi vengono annunciate forse – a detta di alcuni osservatori – con una certa fretta. Il che non aiuta affatto queste manovre ad acquistare effettività, almeno non nel breve periodo.
Nel frattempo a Dalian il premier ribadiva che non ci sarà altra svalutazione, che il percorso della crescita continua e che non ci saranno altre guerre valutarie.
Se hanno calmato il mercato borsistico le sue parole dovranno trovare riscontri in quello che accadrà nelle prossime giornate.
Ieri intanto è arrivato il warning di un gigante del mercato del lavoro come Manpower, ben presente in Asia, sull’andamento del mercato del lavoro.
La Cina presenta il più basso livello di impiego dai tempi della crisi finanziaria, nell’ultimo scorcio di anno il rischio è che ci si ritrovi in declino, anche nella percentuale anno su anno.
Nell’Asia-Pacifico la Cina mostra la peggiore performance, sta pagando lo scotto del passaggio da una società tradizionale a una basata sui servizi e anche il rallentamento delle infrastrutture sta facendo il resto. L’impatto sul mercato del lavoro delle tempeste finanziarie non tarderà a farsi sentire.

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