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Da Parmalat a Fonsai dieci anni di distrazioni degli organi di vigilanza

Si entra e si esce dalle authority. Da una all’altra. Sliding doors. Giancarlo Giannini, ex presidente dell’Isvap (l’authority che controllava le assicurazioni prima che tale compito venisse affidato alla Banca d’Italia), avrebbe voluto andare all’Antitrust, l’autorità che vigila sui mercati e sulla concorrenza. Così aveva chiesto al controllato Ligresti di intercedere presso il Cavaliere Silvio Berlusconi e — come da consumato copione — presso il fidatissimo Gianni Letta. Le porte girevoli delle authority, appunto Pensava a sé, Giannini, più che a controllare. Distrazioni. Ma non l’unica, né la prima.
Certo, le nostre autorità indipendenti non sono tutte uguali, né lo sono tutti i membri che le compongono. Ma sono — spesso — deboli. O distratte, poco indipendenti e poco autorevoli. Molto lottizzate. Si accorgono troppo tardi di quel accade nel settore che dovrebbero presidiare e non sempre avvertono gli intrecci pericolosi con la politica e la finanza. Il caso Monte dei Paschi appartiene ancora alla cronaca. Per la nascente autorità dei Trasporti sono stati designati tre membri: uno che piace al Pd, uno che viene dal Pdl, uno apprezzato dalle potenti burocrazie ministeriali. L’indipendenza dovrà conquistarla sulcampo. Ma intanto partirà con l’handicap.
Prima che scoppiasse il crac della Parmalat con quella mostruosa storica voragine da 14 miliardi di euro, la Consob non si era accorta di nulla almeno fino al 2003. Cieca, immobile e silenziosa anche la Banca d’Italia di Antonio Fazio, mentre le banche (italiane e straniere) continuavano a foraggiare Calisto Tanzi. È utile rileggere le parole della Pm Lucia Russo nella sua requisitoria al processo Parmalat, il 16 settembre del 2010: «È impossibile ritenere che Consob non si fosse accorta che Parmalat iscriveva tra i debiti le emissioni di bond che debbono per legge essere classificate separatamente nei bilanci. Eppure Consob non fa nulla. Anche per il riacquisto di 2,8 miliardi di euro di bond che Parmalat sostiene di aver realizzato, Consob non fa nulla. Anche quando comincia la discesa negli abissi di Parmalat, Consob non fa nulla. Nel luglio 2003 Tanzi, accompagnato dal figlio, incontra Berlusconi a Palazzo Grazioli per chiedergliaiuto. Berlusconi gli risponde che con le banche non si può fare nulla ma con la Consob sì».
A volte le autorità non si aiutano. O si ignorano. La Consob denunciò il patto occulto di Fiorani & Co. per bloccare l’Opa degli olandesi di Abn Amro su Antonveneta. Ma il governatore Fazio, nonostante l’allarme di due ispettori della vigilanza di Via Nazionale, non bloccò l’operazione. Nella notte del 12 luglio del 2005 arrivò la clamorosa telefonata di Fiorani a Fazio: «In questo momento ti darei un bacio sulla fronte». Il gip Clementina Forleo nell’ordinanza del primo agosto con cui sequestrò azioni e titoli dei “furbetti del quartierino” (copyright di Stefano Ricucci): «Il tenore di molte delle conversazioni intercettate evidenzia che i rapporti tra gli indagati e altri personaggi, lungi dall’incanalarsi in fisiologici rapporti istituzionali o in rapporti meramente amicali appaiono contrassegnati da illegittime pressioni da un lato a da illeciti favoritismi dall’altro, in totale spregio delle regole poste a presidio del sistema dei controlli facenti capo in particolare alla Banca d’Italia ».
La procura di Trani ha aperto un’inchiesta per omessa vigilanza sulle temerarie operazioni finanziarie messe in atto dal Monte dei Paschi di Giuseppe Mussari per sostenere l’oneroso acquisto di Antonveneta. Ma il controllore— in questo caso la Banca d’Italia — si è fatta assolvere. «L’azione di vigilanza — disse in Parlamento l’allora ministro dell’Economia Vittorio Grilli — è stata continua, attenta, appropriata». Vedremo.
È un mondo a sé quello delle authority. Abitato da tanti giureconsulti provenienti dalle aule del Consiglio di Stato o del Tar. Ma anche da politici trombati o riciclati. Con curiosi cambi di casacca. Per esempio, Lamberto Cardia è passato dalla presidenza della Consob a quella di nomina governativa di Trenitalia. L’attuale presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, è un costituzionalista, avvocato di professione. Prima di fare il garante del mercato ha fatto il semplice componente e poi il presidente della Commissionesugli scioperi nei servizi pubblici essenziali. Il garante come professione. Come è arrivato all’Antitrust? «L’idea è stata di Schifani», ha ammesso. Perché sono i politici che scelgono. Così si passa dalla politica (Giuseppe Vegas, attuale presidente Consob, proveniente dagli scranni parlamentari di Forza Italia) alle authority, o da quelle alla politica (Antonio Catricalà, dall’Antitrust al governo). Non c’è selezione trasparente, ma opacità. Così ciascuno segue la sua traiettoria. Fino a chiedere la raccomandazione a chi dovrebbe invece controllare.
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