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Da oggi l’Iva al 22% Tentativo in extremis per il cuneo fiscale

Tra Palazzo Chigi, il ministero dell’Economia e quello del Lavoro, si continua a lavorare sulla legge di Stabilità. Tra i ministri tecnici c’è amarezza e delusione per lo strappo del PdL, incertezza sulle prossime mosse di politica economica, a cominciare dalle sorti dell’Imu sulla prima casa. Ma la legge di bilancio va presentata entro la metà di ottobre e un tentativo per la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, al di là di quello che poi deciderà il Parlamento, il governo lo farà.
Ieri mattina c’è stato un nuovo incontro, al quale ha partecipato anche il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini: si va verso una riduzione delle tasse e dei contributi per imprese e lavoratori in modo «selettivo», perché le risorse per uno sgravio forte e diffuso — secondo l’Istat ci vorrebbero 15 miliardi per avere un impatto apprezzabile sulla crescita — non ci sono.
Difficile, quasi impossibile, tornare sul capitolo dell’Iva. L’aliquota ordinaria è scattata oggi dal 21 al 22% e nonostante Silvio Berlusconi si dica pronto a votare subito un decreto per riportarla indietro, nessuno nel governo, almeno al momento, sta prendendo in considerazione questa possibilità. Intanto perché ci vorrebbe un miliardo e non c’è. Poi perché oltre a giudicare il risanamento dei conti pubblici nei numeri, la Ue valuterà anche le misure, e l’aumento delle imposte indirette, così come di quelle sulla casa, insieme al taglio delle imposte sul lavoro (il cuneo del 2014) era una delle esplicite raccomandazioni fatte al governo italiano.
Sempreché — e questo, anche se esula dalla sfera dei tecnici, pare difficile pure a loro — Enrico Letta prenda sul serio la proposta del Cavaliere che chiede una settimana per approvare l’Iva, l’abolizione dell’Imu e una legge di Stabilità «senza tasse», con le dimissioni dei ministri del PdL congelate, ma dopo aver votato mercoledì la sfiducia all’esecutivo.
Le priorità di Palazzo Chigi e di via XX settembre in campo economico, quanto meno, sembrano altre. La prima esigenza, la più urgente per Letta e Saccomanni, è e resta la correzione del deficit del 2013 che viaggia oltre il tetto del 3%. Servono 1,6 miliardi di euro che potrebbero arrivare dall’aumento degli acconti Ires e Irap (valutati in 900 milioni nel decreto per il rinvio dell’Iva, poi saltato), da un ritocco delle accise sulla benzina (altri 200 milioni quest’anno), e da tagli alla spesa dei ministeri.
Oltre al deficit l’ordinaria amministrazione prevede la copertura delle spese per le missioni di pace, la cassa integrazione straordinaria e l’immigrazione. Altri 7-800 milioni di euro che occorrerà trovare entro la fine dell’anno, anche ricorrendo a qualche piccola operazione straordinaria «una-tantum».
La seconda rata dell’Imu sulla prima casa, che vale 2,4 miliardi, al momento resta scoperta. Non ci sono altre risorse disponibili e le proposte fatte dal PdL per reperirle (ieri Berlusconi parlava di 10 miliardi di coperture) non sono state giudicate praticabili dal ministero dell’Economia. I limiti di bilancio si faranno sentire anche nel 2014: senza una rimodulazione delle tasse sarà impossibile la riforma dell’Imu e quella dell’Iva. Così come per il taglio del cuneo (si parla di 6-7 miliardi) dovranno necessariamente essere tagliate altre agevolazioni fiscali a favore delle imprese e dei lavoratori.

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