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Da Milano, che adotta la linea estensiva, alle continue lotte

Tribunali italiani alle prese con le novità del cosiddetto rito Fornero, il procedimento «rapido» (contenuto nella riforma del mercato del lavoro, legge 92/2012, varata dal parlamento alla fine di giugno) che trova applicazione relativamente alle controversie aventi a oggetto i licenziamenti, limitatamente alle ipotesi regolate dall’art. 18 della legge 300/70 (lo Statuto dei lavoratori). La ricognizione di ItaliaOggi Sette nelle sezioni lavoro di cinque grandi città fa emergere «difficoltà interpretative e organizzative», desiderio di ottenere quanto prima chiarimenti dal legislatore. E volontà di trovare, internamente, soluzioni adeguate per la miglior gestione possibile dei processi.

  • Milano. Prima ancora che la legge di riforma del mercato del lavoro (92/2012) venisse definitivamente approvata, il tribunale milanese si era premunito di approfondire le innovazioni derivanti dalla «corsia preferenziale» per i licenziamenti ex articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. E aveva stilato delle linee guida «a beneficio di magistrati e avvocati». I capitoli principali li riassume così Pietro Martello, presidente della sezione lavoro: innanzitutto, dichiara, «abbiamo scelto di applicare il nuovo rito anche quando non viene richiesto. Per esempio, se si fa un ricorso con il vecchio art. 414 del codice di procedura civile, e noi riteniamo si tratti di una fattispecie che rientra nella nuova formulazione, fissiamo i tempi in base al rito Fornero». A seguire, «seguendo i principi costituzionali e le esigenze che si propone la legge, ossia rendere celeri i processi, abbiamo ritenuto giusto affidare allo stesso giudice che ha gestito la fase sommaria anche la fase di opposizione». Il perché è presto detto: «Nulla la legge prevede in proposito, e con questa impostazione il magistrato impiegherà meno tempo, perché già conosce la materia». Martello si sofferma, poi, su alcune «difficoltà concrete», convinto che la rapidità dei procedimenti si possa ottenere soltanto «con risorse aggiuntive: servono cancellieri e giudici in numero adeguato, altrimenti l’obiettivo non può essere pienamente centrato». A Milano, «dove già i dibattimenti viaggiano abbastanza velocemente rispetto alla media nazionale che è più elevata, il tempo di definizione dei processi è di 6 mesi e mezzo. Con l’introduzione del nuovo rito, però, non so se questo nostro record potrà essere mantenuto», visto che rispetto al carico di lavoro «l’organico è insufficiente. Il Csm, nel suo parere, segnalò che per farlo funzionare occorreva aumentare la dotazione di personale giudicante, ma purtroppo è rimasto inalterato». Nel frattempo, complice la crisi economico-finanziaria, in tutta Italia si assiste a un incremento delle cause di lavoro, e Milano non fa eccezioni: lo scorso anno, il numero di quelle depositate è salito di circa il 40%, però, nello stesso periodo è aumentato anche «il numero dei procedimenti definiti», 12 mila 952. E, con un organico della sezione del tribunale interessata che sulla carta è di 22 unità, ma da cui ne mancano quattro, sarà interessante scoprire, alla luce dell’avvio del rito Fornero, quali saranno le cifre del 2012.
  • Bologna. Restano sul tappeto «numerose perplessità tecniche. Con tutta probabilità la fretta del legislatore non ha giovato alla fruibilità del testo, lasciando da un lato poca chiarezza nella definizione delle norme processuali e, dall’altro, dando spazio a diverse interpretazioni», osserva Giovanni Benassi, presidente della sezione lavoro del tribunale di Bologna, che individua fra le criticità «l’aver previsto con la legge 92/2012 il nuovo rito speciale, andando in controtendenza con quanto stabilito, soltanto lo scorso anno, dal dlgs 150/2011» che aveva riordinato la materia, riducendo i riti processuali a tre: ordinario di cognizione, sommario di cognizione e rito del lavoro. C’è, poi, un altro aspetto contestato: «Non si capisce la ragione per cui il datore di lavoro nella prima delle due fasi del primo grado, quella sommaria, non possa chiamare in causa terzi, esercitando così compiutamente il proprio diritto di difesa». Sottolineando come la normativa sia «scritta male», Benassi riferisce che la sezione da lui guidata «al momento ha scelto di non dotarsi di un orientamento netto, considerata la difficoltà di applicazione», bensì ha preferito un «approccio morbido: siamo aperti a contribuire a eventuali modifiche, disponibili al confronto con gli avvocati, nonché a valutare tutti gli studi che vengono pubblicati» sul rito Fornero per trarre spunti utili. Una scelta netta, però, finora, a Bologna è stata adottata: «L’aspetto più negativo del provvedimento è che, dinanzi a una moltiplicazione di controversie, tutto cade in un unico calderone. Pertanto», riferisce, «onde evitare disparità interne, abbiamo deciso per ora che sarà un unico giudice a seguire tutte le vertenze e i passaggi nell’ambito di una stessa controversia». Alla sezione lavoro del capoluogo emiliano arrivano annualmente 300-400 cause all’anno, «con un incremento negli ultimi anni, a causa della crisi. È necessaria la massima chiarezza legislativa e va verificato attentamente l’impatto sociale delle novità introdotte», prosegue, poiché sono vicende «vissute spesso in modo drammatico dalle persone coinvolte».
  • Roma. All’indomani del varo del provvedimento, sono venuti al pettine nodi «di diverso tipo», sostiene Anna Maria Franchini, coordinatrice delle sezioni lavoro del tribunale della Capitale. Il primo è che «i registri informatizzati non sono adeguati alle modifiche legislative» e le soluzioni interne, per lo più approssimative, o addirittura improprie rispetto alla funzione che i registri dovrebbero assolvere, che vengono adottate «pongono continuamente, nell’immediato, problemi di natura operativa sia ai magistrati, sia agli addetti alla cancelleria». E fa un esempio: allo stato attuale, «non è possibile registrare quale evento definitorio l’ordinanza, sia essa di accoglimento sia di rigetto, emessa all’esito della fase sommaria, se non ricorrendo a «forzature» che comportano, necessariamente, un non corretto inserimento e trattamento dei dati relativi al rito Fornero». Altra incertezza riguarda lo scadenzario, giacché la legge prevede che alle controversie di lavoro da gestire col nuovo rito siano dedicati «particolari giorni nel calendario delle udienze», e questo passaggio «sembra, ma anche su questo punto permane l’incertezza, aver sancito un vero e proprio obbligo, che dovrebbe trovare necessariamente formalizzazione nel progetto triennale tabellare, destinato ad essere approvato dal Csm». La coordinatrice trae come conclusione che il legislatore, di fatto, abbia voluto, «con una disposizione organizzativa, assicurare una corsia preferenziale, compiendo una scelta di politica giudiziaria destinata ad avere ripercussioni sui tempi di trattazione del restante contenzioso di lavoro ed assistenza». C’è, o meno «un’incompatibilità tecnica» dell’assegnazione del procedimento di opposizione al giudice che ha provveduto dapprima alla fase sommaria? Franchini ribatte che nell’Area lavoro del tribunale di Roma (59 magistrati e 4 presidenti di sezione) la scelta è «informatizzata, quindi casuale», perciò sei si arrivasse a stabilire che i giudici devono essere diversi, «occorrerebbe una variazione tabellare». Per trovare soluzioni alle «difficoltà interpretative» della legge, all’inizio del 2013 «indirò una riunione con i colleghi della sezione, al fine di assicurare una tendenziale uniformità di indirizzo». Al momento, spiega, si dibatte, fra l’altro, «sull’applicabilità alle impugnazioni dei licenziamenti irrogati ai dipendenti delle pubblica amministrazione, il cui rapporto sia stato contrattualizzato», così come si cerca un orientamento comune sull’uso, o meno, della norma «alle domande di accertamento della legittimità del licenziamento promosse dal datore di lavoro».
  • Napoli. A Napoli, sulla scia di quanto stabilito nelle scorse settimane dal tribunale di Firenze, è possibile prevedere la stesura, nei prossimi giorni, di «un piccolo protocollo interno» per l’applicazione della nuova disciplina sull’impugnazione dei licenziamenti. Un testo che, tiene a sottolineare Carla Musella, presidente della locale sezione lavoro (in cui sono in servizio 45 giudici, e sono pendenti oltre 19 mila 600 procedimenti), «di certo non aiuterà a snellire il contenzioso, perché il processo civile avviene a domanda di parte. Non escludo, però, che tali giudizi possano concludersi d’ora in avanti più speditamente. Piuttosto», argomenta, «sotto il profilo strettamente operativo, è molto grave che non sia stato previsto un codice informatico per registrare questi processi: la riforma, com’è noto, è a costo zero, tuttavia adesso che stiamo avviando, faticosamente, il procedimento civile telematico sarebbe stato opportuno avere una modifica evolutiva del sistema informatico, alla luce di questa innovazione». E, invece, «ci troviamo alle prese con un codice provvisorio che presenta dei problemi, poiché non è calibrato sugli eventi che sono contemplati nel nuovo rito Fornero». Al contrario di quanto stabilito in altre sedi della penisola (fra cui, come già evidenziato, Milano e Bologna), nel foro del capoluogo campano, a seguito di alcune riunioni «abbiamo deciso che la fase dell’opposizione andrà a un giudice diverso, rispetto a quello che ha trattato la fase sommaria». Musella spiega che «noi a Napoli abbiamo l’assegnazione automatica dei procedimenti», ma se proprio dovesse capitare che il fascicolo venga destinato allo stesso magistrato, si porrà rimedio, conferendo l’incarico a un collega, «perché lo riteniamo incompatibile». Nel frattempo, mentre sono in corso approfondimenti sulla normativa, salta all’occhio la «tendenza al rialzo delle cause di lavoro. Notiamo, invece, una leggera flessione di quelle previdenziali», fa sapere.
  • Palermo. Sono già una realtà le linee guida «di carattere sommario» alla sezione lavoro del tribunale del capoluogo siciliano: «Innanzitutto, ci siamo incaricati di rispettare col massimo scrupolo i termini di fissazione della prima udienza, e di mantenere sempre nei limiti di 60 giorni le opposizioni. Inoltre», espone il presidente Antonio Valerio Ardito, «le faccio un esempio, perché si comprenda come ci stiamo muovendo noi: se c’è un ricorso in cui il licenziamento è orale e si chiede il reintegro (nel posto di lavoro, ndr), in seconda battuta il licenziamento è ingiustificato e c’è il requisito dimensionale dell’azienda e, in terza battuta, si richiede la tutela obbligatoria, allora io lo qualifico come rientrante nella legge Fornero». C’è, poi, «un aspetto più serio, che abbiamo notato gli avvocati non gradiscono, poiché alcuni ci hanno manifestato apertamente e in più occasioni il loro dissenso: abbiamo ritenuto che possa trattare l’opposizione la stessa persona che ha gestito il sommario. Ciò che mi preme sottolineare, per motivare la nostra scelta», va avanti, «è che il secondo giudizio non è analogo al primo, ma rappresenta una sorta di reclamo più ampio, che pensiamo possa essere affrontato dal medesimo magistrato». Cosa accadrebbe, infatti, si domanda, «nelle sedi in cui è presente un solo giudice del lavoro? Ci sarebbe l’assurdità che la fase sommaria sarebbe assegnata a un magistrato specializzato nella materia, mentre nella fase di opposizione dovrebbe entrare in gioco un collega non specializzato in cause di lavoro». E, proprio per sottolineare l’importanza dell’organico in servizio, Ardito racconta che a Palermo la sezione da lui guidata «in teoria ha otto componenti, però dal dicembre 2011 ne mancano due, perché sono stati trasferiti ad altri uffici. E non sono mai stati rimpiazzati, quindi risentiamo dell’oggettiva carenza: purtroppo», incalza, in virtù di ciò «siamo riusciti a definire un numero di cause inferiore a quelle sopravvenute. Ci muoviamo intorno alle 800 unità per giudice, alla fine dell’anno le mancanze di personale che le ho evidenziato si traducono in circa 1.600 procedimenti definiti in meno, sugli almeno 12 mila pervenuti annualmente». Ritornando all’applicazione del rito Fornero, Ardito premette che «i dubbi interpretativi relativi agli aspetti sostanziali e processuali sono notevoli, mi trovo d’accordo con gli altri presidenti di sezione che, nelle scorse settimane, li hanno pubblicamente rimarcati». E si sofferma su uno dei «maggiori punti oscuri», ovvero quando si legge che «il fatto non sussiste: ma qual è, quello materiale o quello comprensivo di tutti gli elementi che denotano l’antigiuridicità?». La verità, conclude, è che «i tempi dei processi riguardanti il licenziamento potevano certamente apparire, in media, lunghi al legislatore, però ritengo che potesse essere opportuno incidere sulla durata, non sui riti. Quelle del lavoro sono spesso cause abbastanza complesse, e le fasi erano già abbastanza delicate, prima ancora che entrasse in vigore la nuova legislazione».
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