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Da Milano agli Usa: sessanta idee per investire

Un viaggio organizzato per esplorare con i risparmi posti diversi dalla pianura dei tassi zero. Dove, in certi casi, i rendimenti sono finiti sotto il livello del mare. I fondi comuni —i portafogli seguiti da money manager e venduti da banche, promotori e broker online — sono il mezzo alla portata di tutti, con soglie minime di accesso mai troppo elevate, per investire negli strumenti più rischiosi dei titoli di Stato, finiti nel campo paradossale ma inevitabile— quando le Banche centrali lottano per riavere l’inflazione — dei rendimenti negativi.
Negli ultimi tre anni con i portafogli specializzati in Piazza Affari, a Wall Street o su tutti i mercati dell’Europa e del mondo, i fondi meglio condotti e assimilabili per rischiosità ai Btp (vedi classifiche nelle pagine successive) hanno ottenuto risultati a due cifre, che raggiungono il 25%. Più di quanto abbiano fatto i rispettivi mercati: in Piazza Affari, per esempio, chi avesse puntato su un «clone» del Ftse Mib, l’indice dei 40 titoli più importanti, avrebbe portato a casa nel triennio un 14%, mentre la scommessa su un Exchange trading fund (così si chiamano i fondi che «copiano» i listini) dei principali titoli dell’Eurozona avrebbe portato a casa nello stesso periodo un 12%. I fondi «attivi», però, possono sopportare costi decisamente più elevati degli Etf e capire bene quali sono le spese complessive è molto importante.
Il panorama
La scelta per i risparmiatori è enorme. La progressiva discesa dei rendimenti in tutta Europa ha sostenuto un boom del risparmio gestito, che in Italia ha avuto dimensioni record. Tra il 2014 e il 2015 l’industria nel suo complesso (fondi, gestioni e mandati) ha raccolto oltre 250 miliardi. A fine settembre lo stock del patrimonio ne valeva oltre 1.700. Tutte le principali case di investimento internazionali, a cominciare da BlackRock, la più grande del mondo, considerano l’Italia il mercato più promettente del Vecchio Continente, nonostante la crescita già avvenuta negli ultimi anni. Il problema, per le famiglie, è scegliere in un campo dove l’offerta è quasi eccessiva e dove nessuno, se è in buona fede e fa bene il suo lavoro, può garantire nulla in fatto di rendimenti.
Guadagnare con i Btp negli anni appena passati é stato rischioso (nel 2011 il default dell’Italia era un’ipotesi realistica) ma facile. Chi ha comprato i titoli di Stato nel momento peggiore ha portato a casa il 30%, e anche più, in conto capitale oltre alle cedole.
Investire in fondi è diverso. Bisogna accettare un rischio diverso da quello «familiare» legato alle dimensioni del debito pubblico tricolore e un orizzonte temporale abbastanza lungo per permettere al portafoglio di ottenere il risultato stimato (mai garantito).
Le banche e i promotori finanziari hanno venduto con convinzione il risparmio gestito per tutte le fasce di clientela. Anche di fronte a patrimoni piccoli (meno di 50 mila euro) si sono studiate soluzioni che consentano la diversificazione in Borsa o in altri asset non raggiungibili senza utilizzare i fondi. Il tempo e i risultati ottenuti dai clienti diranno se la mutazione in corso è stata fatta in modo efficiente oppure no. E la prova del nove, nel giro di qualche mese, verrà di fronte al rialzo dei tassi di interesse, che partirà negli Stati Uniti forse già entro la fine del 2015. Gestire la parte obbligazionaria dei fondi (preponderante nel nostro Paese) quando il costo del denaro sale è un esercizio molto difficile.

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