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Da Midac a Eataly, le medie-imprese scommettono sui posti targati Jobs Act

Una trentina di assunzioni alla Midac, altre duecento ad Eataly: dopo le dichiarazioni d’intenti fatte dai grandi gruppi nei giorni scorsi (da Fiat a Telecom, alla Salini-Impregilo) ora si muovono anche le medie imprese. L’entrata in vigore del contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act e gli sgravi contributivi concessi per tre anni a chi assume a tempo indeterminato — sanciti dalla legge di Stabilità — le stanno spingendo ad impegnarsi verso una nuova occupazione.

Dopo la decina di posti promessi da Unichips, il re delle patatine Pai e San Carlo, ieri (primo giorno effettivo di applicazione dei decreti attuativi) è stata la volta della veronese Midac, che di assunzioni a breve ne ha annunciate trenta. L’azienda che produce batterie di avviamento, trazione e stazionarie nei tre stabilimenti di Soave, Cremona e Torino lo ha definito «un investimento in risorse favorito dal Jobs Act e dalla forte crescita dell’azienda nel settore export» che occupa il 73 per cento del suo fatturato. Si tratterà sia di stabilizzazioni a tempo indeterminato di contratti già esistenti, che di nuova occupazione. Altri duecento posti li promette Oscar Farinetti, patron di Eataly. «Se tutto va bene quest’anno con le nuove assunzioni risparmieremo uno o due milioni di euro che impiegheremo tutti in nuova occupazione. Quindi immaginiamo 200 po- sti di lavoro in più, con i contratti a tutele crescenti» ha detto. «Abbiamo sempre assunto a tempo determinato, ora lo faremo a tempo indeterminato».
La doppia «convenienza» (contratti senza articolo 18 e sgravi contributivi) starebbe quindi facendo presa, come il governo spera. Ma i nuovo contratto, e in particolare la norma che consente il solo risarcimento per licenziamento economico collettivo illegittimo, preoccupa molto i sindacati, anche in virtù dei prossimi rinnovi. Ieri dal settore chimico è arrivato un messaggio chiaro: «No ad una ricopiatura integrale delle norme del Jobs act nei prossimi contratti collettivi di lavoro». Lo hanno detto Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil che entro giugno contano di presentare le piattaforme unitarie per il rinnovo dei contratti di lavoro per i settori chimici, gas-acqua, energiapetrolio, gomma plastica e lavanderie industriali, che interessano circa 400mila lavoratori. «E’ una legge che va bene alle imprese, non a noi» ha commentato Emilio Miceli dei chimici Cgil – Ci sono dei pezzi palesemente incostituzionali».
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