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Da Mannheimer a Recchi e Zunino ecco gli italiani della lista Falciani

Scudati, smemorati, eredi, ignari, residenti all’estero. Le scuse sono tante, a volte al limite della farsa. Era un conto di famiglia, non so, ho già scudato, non ricordo, aperto a mia insaputa, non ho nulla da dire, ho regolarizzato e pure a rate. È l’ora delle giustificazioni, molto italiane, che una parte dei 7.499 connazionali finiti nella lista Falciani — e svelati nel numero in edicola oggi dell’ Espresso, in esclusiva per l’Italia — provano a dare per non passare da evasori. Si va dal vip al grande manager. Dal sondaggista di Porta a Porta al gioielliere milanese di via Montenapoleone. Dallo sportivo allo stilista. Dall’ex rettore della Bocconi al costruttore pluri-indagato.

Uno spaccato di quei mondi — finanza, spettacolo, sport, impresa, commercio — in fibrillazione da quando, qualche giorno fa, il consorzio americano di giornalismo investigativo (Icij, 140 reporter di 60 testate, tra cui Guardian, Bbc, Suddeutsche Zeitung, l’Espresso per l’Italia) ha snocciolato le cifre della fin qui misteriosa lista di super clienti della filiale svizzera di Hsbc, trafugata dal suo funzionario italo-francese Hervé Falciani. In totale, oltre 106mila persone di 211 Paesi, titolari di 81.454 conti, foraggiati con 102 miliardi di dollari tra 1988 e 2007. Tra cui appunto i 7.499 cittadini italiani e i loro conti da 6,8 miliardi totali, ma almeno la metà svuotati alla fine del 2007 e 1.264 dei quali già salvi perché scudati , quasi il 20%, grazie all’ultimo condono, quello di Berlusconi- Tremonti del 2009. È il caso dell’ex numero uno della Bocconi Luigi Guatri che «non ricorda » di aver avuto un conto lì, ma «di aver aderito comunque allo scudo». Dello stilista Roberto Cavalli, con un deposito di 1,7 milioni di dollari. Del finanziere Luigi Maria Clementi, presidente del gruppo turistico quotato in borsa I Grandi Viaggi ( rimpatriati ben 134 milioni di dollari nel 2009). Dei due fratelli Pederzani (10,3 milioni), gioiellieri con affaccio su via Montenapoleone a Milano. Tutti scudati. Spiccano i nomi del sondaggista Renato Mannheimer, dell’amministratore delegato di Benetton Eugenio Marco Airoldi (ex direttore generale di Autogrill), del presidente di Telecom Italia (ex presidente Eni) Giuseppe Recchi, dell’imprenditore Giulio Malgara (uno dei padri dell’Auditel), di Giancarlo Giammetti, storico collaboratore dello stilista Valentino Garavani (anche lui nella lista), del costruttore Luigi Zunino. Oltre al deputato Pd Pippo Civati, al finanziere Davide Serra, al campione di motociclismo Valentino Rossi, all’ex senatore di Forza Italia Giorgio Stracquadanio, a Flavio Briatore, già raccontati nei giorni scorsi.
Essere nella lista non significa per forza essere evasori perché non è certo reato aprire un conto in Svizzera, purché lo si segnali in dichiarazione dei redditi. Recchi, per esempio: dice di aver denunciato tutti i suoi investimenti, come pure Airoldi («Investimenti effettuati tra- mite fiduciaria, legittimamente detenuti e regolarmente dichiarati in Italia»). Mannheimer, già coinvolto in un’inchiesta per evasione fiscale, dichiara di «non avere memoria di quel conto svizzero». Così Zunino, «francamente non ricordo». Non mette a fuoco, è il caso di dirlo, neppure Franco Gussalli Beretta, dirigente e azionista della celebre fabbrica d’armi bresciana (oltre 4 milioni sul conto), data la «complessità» del suo patrimonio e i numerosi consulenti che lo gestiscono. Di «lascito ereditario» parla Maurizio Barracco, presidente del Banco di Napoli (gruppo Intesa), e comunque conto chiuso nel 2004. Non risponde Marina Nissim, vicepresidente e azionista del Bolton group (tonno Riomare e Borotalco), conto da 3 milioni di dollari. Non commentano neanche i fratelli Abramo e Raffaele Galante che controllano la Digital Bros, azienda di videogiochi quotata in Borsa (due conti per un totale di 650 mila dollari). «Era un conto di famiglia (250 mila dollari, ndr), chiuso da anni e su cui l’Agenzia delle entrate non ha formulato rilievi», si giustifica il re dei panzerotti milanesi Luigi Luini. Collegato alle sue attività in Svizzera, motiva così il conto da 1,5 milioni Salvatore Mancuso, ex vicepresidente Alitalia e consigliere Enel. Insomma, una scusa buona per tutte le stagioni. Risultato: solo 190 presunti evasori, sin qui, denunciati alla magistratura.
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