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Da Lse 225 milioni di plusvalenze

MILANO – Oltre 235 milioni di plusvalenze, che andranno a incidere sui conti di un trimestre, il secondo, destinato a riservare meno soddisfazioni del primo. Si spiega così la scelta, annunciata l’altroieri, di UniCredit e Intesa Sanpaolo di uscire dal capitale del London stock exchange: l’operazione è stata chiusa in poche ore dall’advisor Morgan Stanley, che ha piazzato i titoli a 9,6 sterline, una quotazione che consente a Piazza Cordusio di incassare 197,6 milioni di euro per il suo 6,1% (con una plusvalenza pari a 120 milioni), mentre a Intesa in cambio del 5,4% vanno 172,5 milioni, di cui 105 di plusvalenza.
L’operazione, un accelerated bookbuilding offering, è stata curata da Morgan Stanley come bookrunner e da Banca Imi e UniCredit Bank come passive joint bookrunners. Ottimo affare per le banche italiane, un po’ meno per gli altri azionisti: quella di ieri, per il titolo Lse, è stata la peggior seduta degli ultimi due anni e mezzo, con il titolo che ha chiuso in calo del 7,3% a 9,47 sterline, decisamente più in basso del prezzo di collocamento delle due quote italiane.
«Per noi non si trattava di una partecipazione ‘core’ e ci è sembrato il momento giusto per vendere», ha detto ieri il ceo di UniCredit, Federico Ghizzoni. «È nella logica di quello che stanno facendo un po’ tutte le banche: razionalizzare e focalizzarsi sul loro core business, abbandonando le attività che non sono centrali», ha sottolineato ancora Ghizzoni, ricordando che l’operazione fa parte «del piano strategico che abbiamo annunciato a novembre, in cui era detto che alcune partecipazioni sarebbero state cedute».
Con l’uscita delle due grandi banche, transitate a Lse in quanto azionisti di spicco di Borsa Italiana, integrata nel 2007, primo azionista italiano in Lse è diventato Emittenti titoli, holding partecipata da una trentina di gruppi italiani non finanziari quotati, con una partecipazione dell’1,6%. Il baricentro della società, per lo meno quanto all’azionariato, si sposta verso il Medio Oriente: oggi i principali soci del London stock exchange sono Borse Dubai e Qatar investments, ai quali in totale fa capo il 35,6% del capitale; proprio ai due azionisti si era pensato come i probabili acquirenti dei pacchetti italiani, tuttavia da ambienti vicini all’advisor ieri si è appreso che ad essersi accaparrate le nuove quote sono stati investitori istituzionali inglesi e americani.

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