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Da Giannini a Cardia junior la rete che ha protetto i Ligresti e poi li ha abbandonati

La famiglia Ligresti aveva coperture politiche e istituzionali che poi sono venute meno. I punti di riferimento per Salvatore Ligresti erano stati in primo luogo Silvio Berlusconi, ma anche il suo braccio destro, Gianni Letta, e il deputato ed ex ministro di An Ignazio La Russa. L’ex presidente dell’Isvap Giancarlo Giannini aveva invece garantito la copertura in termini di vigilanza sulla Fonsai. Ma quando la situazione finanziaria della compagnia si fa insostenibile, Giannini volta le spalle alla famiglia, e tutte le authority si schierano a fianco di Mediobanca e Unipol per l’acquisizione di Fonsai. Ecco cosa emerge dalle carte depositate nell’inchiesta milanese del pm Luigi Orsi, dove Giannini è accusato di corruzione e calunnia, e Ligresti di concorso in corruzione.
SISTEMARE GIANNINI
Sia Salvatore Ligresti che la figlia Jonella raccontano ai magistrati di come si siano spesi con l’ex premier Berlusconi per «trovare una sistemazione» per l’ex numero uno dell’Isvap Giannini. «In alcune occasioni ho segnalato al presidente, col quale avevo una particolare consuetudine, il mio personale auspicio che si trovasse una sistemazione per Giannini», mette a verbale l’ingegnere di Paternò. È poi Jonella, interrogata lo scorso 17 dicembre, a raccontare che il padre «ha sollecitato» in più occasioni Berlusconi «a trovare una collocazione lavorativa a Giannini. Telefonò alla segreteria del presidente per andare a trovarlo. Ci recammo nella residenza di Berlusconi nei pressi di piazza Venezia». A Giannini, secondo la procura, era stata promessa la poltrona di presidente Antitrust. «Il motivo della mia sollecitazione a Berlusconi — spiega l’ingegnere — era che, avendomi Erbetta manifestato preoccupazione per l’ispezione Isvap in Fondiaria, pensavo che interessandomi per Giannini, questi avrebbe avuto un occhio di riguardo per noi. L’esito del mio intervento, come si sa, non si è realizzato».
LE RELAZIONI POLITICHE
Secondo l’ad di Fonsai, Emanuele Erbetta, ascoltato come testimone l’8 gennaio 2012, Ligresti «negli anni prima del 2011 ha fatto pesare le sue relazioni politiche con Berlusconi, Gianni Letta e Ignazio La Russa». Per questo, dice Erbetta, ai magistrati, Giannini dura tanto ai vertici dell’Isvap. «E non mi pare casuale il fatto che Giannini ha mollato Ligresti proprio quando questi non disponeva più di quellaforza imprenditoriale e politica che aveva espresso prima del 2010».
COME FARE «IL NERO»
«Il modo più idoneo di procurarsi il nero era quello di sfruttare l’operatività commerciale della Siat (controllata da Fonsai) ». Erbetta riferisce agli investigatori che Marchionni lo spiegò, durante una conversazione, a Salvatore Ligresti. Erbetta afferma di non sapere «se e quanto nero » Marchionni abbia realizzato «e soprattutto quale direzione gli abbia impartito». «Marchionni — aggiunge Erbetta — è da molto tempo presidente di Siat, della quale è direttore generale suo figlio Fabio».
GLI INCARICHI AL FIGLIO DI CARDIA
Jonella spiega in procura come nacque la decisione di dare delle consulenze a Marco Cardia, avvocato figlio dell’ex presidente Consob. «Mio padre decise che fossero dati degli incarichi a Marco Cardia, l’ho conosciuto, non mi è parso un luminare del diritto». È Salvatore Ligresti, il 15 dicembre 2012, a spiegare per quale ragione fu scelto Cardia: «Pini mi ha spiegato che si trattava del figlio del presidente della Consob in carica. Non c’era bisognodi spiegare altro».
LA LIGURIA ASSICURAZIONI PER L’AMANTE
Nell’inchiesta trova una ratioanche l’acquisizione, nel gennaio 2006, di Liguria Assicurazioni, che per il pm Luigi Orsi, fu un’operazione “costosa” e “difficilmente spiegabile”. Erbetta spiega che il suo predecessore Marchionni, «decise di acquistarla per trovare un posto di lavoro alla sua amante. I Ligresti non sapevano che la vera ragione dell’acquisizione di Liguria fosse questa, lo hanno scoperto dopo ». Sotto la lente della procura è finita anche l’acquisizione di Ddor, che per Erbetta fu «un gesto forzato di Marchionni, una ambiziosa espansione all’estero».
LE GARANZIE DI CONSOB E ISVAP
Fulvio Gismondi, attuario di Fonsai, ha raccontato al pm Orsi, lo scorso 21 marzo, che l’ad di Unipol, Carlo Cimbri, era sicuro di ottenere i via libera di Isvap e Consob alla fusione. Tuttavia Unipol ieri sera ha replicato dicendo che il «contenuto di tali dichiarazioni non è rispondente al vero edè destituito da ogni fondamento». Ecco le parole di Gismondi: «In un incontro tenutosi a Roma nella sede di Unipol, Giannini gli aveva assicurato che avrebbe dato il via libera all’operazione. Cimbri era andato nella sede dell’Isvap accompagnato dal presidente di Unipol, Pierluigi Stefanini». L’attuario di Fonsai dice di non sapere con chi della Consob parlò Cimbri ma «probabilmente avrà parlato al più alto livello». Poche settimane dopo l’incontro, l’Isvap diede l’ok a Unipol. «Con quell’incontro, Cimbri voleva farmi capire che l’operazione era gradita ai più alti livelli istituzionali e che il mio atteggiamento poteva essere influente». Fu allora che «Cimbri aggiunse che avrebbe avuto anche il via libera della Consob».
IL PRESSING DI NAGEL
«Bisogna che la vigilanza dia un messaggio ai Ligresti e li riporti in carreggiata», avrebbe detto l’ad di Mediobanca Alberto Nagel, il 15 marzo 2012, a Fulvio Gismondi. 24 ore dopo Nagel si reca all’Isvap, e ilgiorno stesso l’istituto scrive a Premafin per chiedere che si «definiscano quanto prima possibile gli accordi con Unipol». «Non può sfuggire — aggiunge Gismondi — la singolare preferenza che Isvap esprime per il matrimonio Unipol-Fonsai».
IL RUOLO DELLA MAZZARELLA
«Intanto devo dire — è sempre Gismondi che riferisce al pm Orsi — che Giannini mostra di essere favorevole all’operazione, come Cimbri mi ha riferito. Ma non va sottovalutata la posizione della dottoressa Mazzarella (Flavia, dirigente Isvap e ora all’Ivass,ndr)la quale, se possibile, mostra un atteggiamento ancora più esplicitamente favorevole. La dottoressa Mazzarella ha una familiarità esibita con Nagel». Gismondi continua la sua deposizione evidenziando uno «speciale rapporto che Nagel ha instaurato con i vertici dell’Isvap».
L’OPPOSIZIONE DI PERISSINOTTO
Giovanni Perissinotto, ex ad di Generali, racconta il suo scetticismo sulla fusione.«Io ho trovato e trovo tuttora non appropriato che il socio di Generali, Mediobanca, si adoperi per questa fusione. É ben vero che il cda di Generali mi ha avvicendato proprio nel corso della contesa su Fondiaria, ed è anche vero che io non ho nascosto tutte le perplessità che ho sull’iniziativa di Unipol. Credo che con questa acquisizione i problemi, sia di Unipol che di Fondiaria, non siano stati risolti ma portati in avanti».
LA TEMPESTIVITÀ DI PELUSO
L’ultima rivelazione di Gismondi a Orsi riguarda Piergiorgio Peluso, figlio del ministro Cancellieri, che non intendeva trovarsi nella posizione di dg di Fondiaria nel momento in cui i concambi fossero fissati. «Peluso mi ha spiegato che il suo timore di essere coinvolto in un illecito nasce dalla irregolarità che lui ravvisa nel procedimento di definizione dei concambi, poichè Goldman Sachs, consulente di Fondiaria, pare starebbe disattendendo le valutazioni che io stesso e altri consulenti di Fondiaria avevamo fatto in Unipol».
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