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Da fine ottobre si paga a 60 giorni

«La norma che fissa tempi di pagamento certi e inderogabili per i prodotti agroalimentari sarà operativa da fine ottobre, così come saranno operative anche le nuove forme di contratto di fornitura. Si pagherà entro 30 giorni per i prodotti freschi ed entro 60 per gli altri alimenti.

Il conteggio scatterà dall’ultimo giorno del mese in cui è stata emessa la fattura. Ma qualora il ricevimento della stessa fattura non dovesse essere certo, il conteggio partirà dal giorno di consegna della merce. Lo chiarisce la bozza di regolamento attuativo dell’art. 62 del decreto legge liberalizzazioni (1/2012), attualmente al vaglio dei tecnici dei ministeri dello sviluppo economico e delle politiche agricole»: a spiegarlo a ItaliaOggi è Luigi Bordoni, presidente Centromarca, a due giorni dall’assemblea 2012 dell’associazione dell’industria di marca, che si terrà domani a Milano, nel palazzo della Borsa. Un appuntamento, che è divenuto per altro occasione di scontro tra produttori e distribuzione organizzata. A svelarlo è lo stesso Bordoni, che spiega: «All’assemblea si erano iscritti quasi tutti gli operatori della gdo, a poi tutti hanno disdetto la partecipazione». Perché? «La disdetta è stata fatta su indicazione di Federalimentare, la maggiore organizzazione di rappresentanza della distribuzione. Poi, a ruota, si sono allineate Coop e Conad. Si tratta dell’ennesima puntata del conflitto che sta dividendo gdo e produttori. I rapporti tra le due parti sono tesi per via della norma del dl liberalizzazioni, che impone tempi di pagamento certi. Solo non si capisce come mai, essendo questa norma voluta da governo e parlamento, la gdo non protesti con loro e, invece attui queste forme di protesta verso Centromarca», dice Bordoni. «Cos’è una ritorsione? Una minaccia?», si chiede. «Certo, non è un comportamento maturo. Eppoi», chiosa, «gli obblighi dell’articolo 62 riguardano egualmente tutti i componenti della filiera, dagli agricoltori ai distributori. Non solo la gdo». Bordoni è indispettito: «Ogni volta che c’è una divergenza di vedute, la distribuzione boicotta i tavoli di negoziato; gli industriali, al contrario, non hanno mai rotto una trattativa», dice. Quindi, il presidente Centromarca rivela l’obiettivo della sua associazione: «Noi chiediamo, invece, che la norma sui tempi certi di pagamento venga estesa a tutte le altre merceologie. Non c’è ragione che non lo sia. Si creerebbe una discriminazione, oltre che un problema di procedure amministrative. Per altro, ci risulta che alcuni distributori stiano progettando di gestire il tutto in base alle tempistiche dettate dall’articolo 62 del decreto legge. Per evitare inefficienze». Ma che cosa prevede la bozza di decreto attuativo? «Tre ordini di prescrizione», sintetizza Bordoni a ItaliaOggi. «Il primo elenco stabilisce le indicazioni, i prerequisiti e le forme di tutela da osservare nei nuovi contratti di fornitura da redigere in forma scritta. Il secondo elenco di prescrizioni fissa una serie di paletti per evitare condizioni gravose eccessive, oggetti incoerenti al contratto, clausole sleali; a questo riguardo, il decreto attuativo dovrebbe recepire la formulazione che ha messo a punto la commissione europea che si sta occupando della norme in questione. Il tutto con due conseguenze ben precise. Primo, ci si allineerà agli standard europei, perché si farà riferimento a un elenco di pratiche leali e sleali, previste nell’accordo industria-gdo a livello Ue. Secondo: si anticipano indicazioni nei rapporti fornitori-distribuzione, che più in là diventeranno obblighi anche a livello comunitario». E il terzo elemento di prescrizione? «Sono appunto i pagamenti a 30 e 60 giorni», avverte il presidente Centromarca, «con tempo di calcolo a partire dall’ultimo giorno del mese di fatturazione. E se il giorno di ricevimento della fattura è incerto», svela, «la bozza di decreto attuativo spiega che si dovrà far riferimento al giorno di consegna della merce».

Infine, Bordoni una stoccata la riserva agli scenari che paventano un ulteriore aggravio di tassazione sul consumo: «ci auguriamo non ci siano ulteriori trovate fiscali, come l’aumento dell’Iva o la food tax. Quest’ultima accisa graverebbe su comparti importanti come il dolciario e le bibite. Se poi si affermasse l’idea di voler tassare il consumo di zuccheri, grassi e sali, si finirebbe col colpire gran parte del made in Italy».

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