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Da Bruxelles un piano per l’auto

Con l’obiettivo di trovare una soluzione europea alla grave crisi del settore automobilistico, la Commissione ha annunciato ieri che terrà nelle prossime settimane una serie di incontri con i produttori, i sindacati e i governi interessati.
Nel contempo, l’esecutivo comunitario ha presentato un piano d’azione per aiutare un settore che dà lavoro a 12 milioni di persone. L’associazione che raggruppa le case automobilistiche europee ha definito le misure «necessarie, ma non sufficienti».
Il pacchetto di proposte è stato presentato a Bruxelles dal commissario all’Industria Antonio Tajani. Il piano d’azione prevede la promozione di investimenti in tecnologia, il rafforzamento del mercato interno, anche attraverso una semplificazione degli incentivi finanziari per i veicoli più ecologici; nuovi accordi commerciali internazionali; e il sostegno alla formazione della forza-lavoro grazie anche all’uso del Fondo sociale europeo e del Fondo di adeguamento alla globalizzazione (nel caso di chiusura di impianti).
Tajani ha spiegato: «Non spetta a noi dire: dovete o non dovete chiudere. Noi possiamo solo accompagnare le ristrutturazioni». E ha aggiunto: «È mio dovere impedire la fuga dell’industria automobilistica». La Commissione deve trovare un equilibrio tra intervento della mano pubblica e rispetto del libero mercato. La Banca europea degli investimenti (Bei), che negli ultimi quattro anni ha elargito prestiti al settore auto per 14 miliardi di euro, potrebbe servire da volano.
Tajani ha anche annunciato che intende chiedere di aumentare da uno a due miliardi di euro i fondi europei nel prossimo bilancio comunitario 2014-2020 riservati alla ricerca e allo sviluppo in questo particolare settore dell’economia. L’Europa conta circa 180 stabilimenti, buona parte dei quali hanno tassi di utilizzo della capacità inferiori all’80% che è considerato il punto di pareggio. Ford ha appena annunciato la chiusura del suo impianto a Genk, in Belgio. Peugeot chiuderà quello di Aulnay, in Francia, nel 2014.
Una ricerca della società Fourin rivela che la media della capacità inutilizzata negli stabilimenti dei 16 principali paesi produttori di auto nell’Unione è stata nel 2011 del 26%. Secondo cifre dell’Acea, le vendite di auto in Europa sono scese da 15,960 milioni nel 2007 a 13,574 milioni nel 2011 (un calo del 15%). La questione automobilistica è politicamente ed economicamente rilevante perché da uno stabilimento dipendono centinaia di fornitori e migliaia di posti di lavoro.
Nel suo piano di azione, la Commissione tenta di venire incontro alle aziende automobilistiche, in particolare sul fronte degli accordi commerciali. In teoria piacciono, ma quello recente con la Corea non ha convinto molti produttori europei perché nei fatti si sarebbe rivelato troppo favorevole ai costruttori coreani. Nel suo comunicato di ieri, l’esecutivo comunitario parla della necessità di fare «una valutazione attenta dell’impatto cumulativo di questi accordi».
Da qui a metà dicembre la Commissione incontrerà gli attori del settore, pubblici e privati. «Voglio ascoltare – ha detto Tajani – per capire come si potrebbero coordinare le azioni nazionali. Bisogna evitare la logica del ciascun per sé e della fuga in avanti». La Commissione vuole mettere in campo una politica comunitaria, un po’ come si fece a suo tempo per la siderurgia. Il problema è trovare un compromesso tra paesi con interessi diversi. La Germania, per esempio, ha meno problemi di altri.
Il piano d’azione illustrato ieri è stato definito «necessario ma non sufficiente» da Ivan Hodac, il segretario generale dell’Acea, la quale prevede che nel 2012 le vendite europee siano ai minini dal 1995.
Agli occhi di molti costruttori, la crisi del mercato europeo è strutturale; è un problema di costi, ma anche di domanda. «L’Unione europea – ha aggiunto Hodac – dovrebbe urgentemente usare tutti i mezzi a sua disposizione per mitigare le conseguenze sociali ed economiche» di questa situazione.

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