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Da Bei cento milioni per il gruppo Bracco

«Siamo molto orgogliosi. Il finanziamento da 100 milioni di euro della Banca Europea per gli Investimenti rappresenta un concreto riconoscimento e un nuovo punto di partenza nel nostro percorso industriale e scientifico, che unisce innovazione e internazionalizzazione».
Diana Bracco, presidente e amministratore delegato dell’omonimo gruppo, non cela la sua soddisfazione umana e professionale, poco dopo avere firmato l’operazione con il vicepresidente della Bei, Dario Scannapieco. «Questa linea di credito – spiega Diana Bracco – serve a supportare le attività di ricerca nel nostro core business, rappresentato dai mezzi di contrasto per la diagnostica per immagini».
I mezzi di contrasto sono prodotti farmaceutici che migliorano la visualizzazione di organi e funzioni corporee con diverse tecnologie (raggi X, tomografia computerizzata, risonanza magnetica, ultrasuoni) e vengono impiegati in procedure di alto profilo medico per la diagnosi ed il trattamento di patologie di particolare rilevanza.
«Si tratta – continua Bracco – di un sostegno finanziario importante, a un’attività di Ricerca e Sviluppo che già ordinariamente viene alimentata da un buon 10% del nostro fatturato dell’imaging».
Il contratto di prestito della Bei prevede l’erogazione dell’intero importo in due tranche entro il gennaio 2015. Dunque, si tratta di risorse vere, che appunto vanno a irrobustire una dimensione dell’innovazione che può contare su un investimento interno di almeno una ottantina di milioni di euro per esercizio. Una filosofia scientifico-industriale così spiegata da Diana Bracco: «La nostra impresa opera allo stesso tempo su tre orizzonti strategici. Sul breve termine, operiamo sui processi. La nostra grande tradizione chimico-farmaceutica è declinata secondo una logica di sostenibilità nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Sul medio termine, invece, puntiamo a incrementare la carica innovativa dei nostri medical devices al servizio dei nostri mezzi di contrasto, già presenti sul mercato. Sul lungo termine, operiamo sulla frontiera dell’imaging molecolare, che garantisce la prevenzione massima e offre la possibilità di incidere su scelte terapeutiche sempre più orientate alla medicina personalizzata».
Dunque, con questa operazione, si rafforza un presidio italiano sulla frontiera tecnologica internazionale, costituito da una impresa che – per usare un numero sintetico – può contare su 1.810 brevetti estesi in tutto il mondo. Una operazione che rispetta gli standard rigorosi della Bei: da gennaio, in diverse occasioni, i funzionari della Banca hanno visitato i centri di ricerca della Bracco a Ginevra e a Colleretto Giacosa, a pochi chilometri da Ivrea. Ogni anno la Bracco Imaging fornirà alla Bei una relazione sull’esecuzione e sullo stato di avanzamento del progetto triennale (2014-2017) di ricerca. A questa rendicontazione, seguirà poi – entro il 30 giugno 2018 – la relazione finale.
Questa operazione ha un significato sistemico ed emblematico. «La bussola del capitalismo italiano – riflette Diana Bracco – non può essere che la sinergia continua fra l’innovazione e l’internazionalizzazione. Lo è stato storicamente. Lo sarà sempre più in futuro, per le imprese di ogni dimensione. Un piccolo pensiero personale: ricordo il senso di inadeguatezza alle nostre prime partecipazioni in contesti scientifici internazionali, ma anche l’utilità della nostra presenza, che ci permetteva di entrare in network internazionali. Erano gli anni Settanta. Non abbiamo desistito. E ora siamo qui. Lo stesso devono fare le piccole e medie imprese non solo nel nostro settore, ma in tutta la manifattura italiana. Anche perché, adesso, esistono protocolli e programmi europei che vanno proprio verso questa direzione».
Da questo punto di vista, una opzione fondamentale è per esempio rappresentata dalla finanza. «Il sostegno alla ricerca – dice Scannapieco, vicepresidente della Bei – è uno dei filoni centrali della nostra attività, in tutti i settori produttivi. Siamo particolarmente orgogliosi di questa operazione, perché permette alla banca dell’Unione europea di sostenere il lavoro di scienziati le cui applicazioni concrete vanno a migliorare gli strumenti a disposizione dei medici per la diagnosi precoce e quindi le cura mirate di malattie spesso di grave entità». In questo caso, un binomio vincente di capitali europei e innovazione italiana.

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