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Da banche e investitori molti sì al fondo per le Pmi

«Un’idea giusta, utile e applicabile»: Carlo Salvatori, presidente di Allianz Italia, guarda con interesse all’idea di un nuovo veicolo finanziario per mettere in sicurezza le aziende sane, vittime incolpevoli della crisi, idea lanciata domenica da Roberto Napoletano, direttore de «Il Sole 24 Ore». «In questa fase – dice Salvatori – è doveroso aiutare le piccole e medie imprese italiane».
E non c’è tempo da perdere, perché come ricorda il ceo di Intesa Sanpaolo, Enrico Cucchiani, «in Italia lo stato di sofferenza che si diffonde nel sistema delle imprese ha iniziato a contagiare realtà sane. Il blocco dei pagamenti a valle o a monte della filiera produttiva nella quale operano pone a rischio la loro sopravvivenza e pertanto occorre mettere a punto nuovi strumenti atti a interrompere il circolo vizioso». Come è emerso chiaramente dalla due giorni di Piccola Industria di Torino, e confermato ieri da Mario Draghi, oggi per le imprese italiane è essenzialmente un problema di fiato. Cioè di credito, di quel credito a medio-lungo termine, oggi raro e costoso, che consentirebbe loro di muoversi: di crescere, di innovare, di internazionalizzarsi. «Ci piace l’idea del Sole di creare un veicolo finanziario privato che possa affiancare queste iniziative», dice Giampiero Maioli, ceo Cariparma Crédit Agricole. «D’altronde – aggiunge – siamo convinti che le aziende sane in Italia siano tante: per questo il nostro sostegno non è mai mancato. Durante la crisi ci siamo spinti sempre più in profondità nel rapporto con le imprese, intensificando il dialogo per individuare i progetti più meritevoli». La proposta è quella di un soggetto agile e quindi rapido, dotato delle competenze necessarie a riconoscere chi merita di essere sostenuto, in grado di ricorrere a strumenti diversi (da quote di minoranza a finanziamenti a lungo termine) e al tempo stesso di attingere alla liquidità della Bce, aprendo a un prezioso effetto moltiplicatore. Perché il “volume di fuoco”, la quantità di risorse disponibili, non è una variabile indipendente. «È un’ idea che può essere coltivata, anche perché da investitori esteri ci arrivano manifestazioni di interesse per investire in medie imprese di qualità», fanno sapere anche da Mediobanca. «Già esistono investitori istituzionali – aggiunge Cucchiani – che, peraltro, incontrano importanti limitazioni derivanti da framework regolamentari (ad esempio Solvency II per le assicurazioni) mentre i Fondi Pensione, nel nostro Paese assai frammentati e di limitate dimensioni, trovano serie restrizioni nell’investimento in società non quotate: sarebbe opportuno rivisitare alcune barriere regolamentari». Proprio dal mondo dei fondi, però, arriva una chiara apertura da Maurizio Agazzi, direttore generale di Cometa, il fondo pensione dei metalmeccanici: «Sulla necessità di sostenere le imprese con veicoli ad hoc è già in corso una riflessione – sottolinea –, la nostra attenzione è alta. Anche perché ci sono precedenti in Europa che ci spingono in questa direzione». Certo per i fondi, aggiunge Agazzi, il problema «è quello di conciliare i rischi che andremmo ad assumere con le ricadute positive cui ci apriremmo: non possiamo permetterci di far pagare due volte il prezzo della crisi ai nostri lavoratori». Giudizi positivi anche in UniCredit, dove il direttore generale, Roberto Nicastro, la definisce «un’idea interessante», soprattutto in un momento in cui «credo che gli attori del circuito economico debbano porsi tutti la responsabilità di far ripartire l’economia». «Dobbiamo però partire da cose concrete – puntualizza –. In particolare, va sottolineato che una delle maggiori leve di sviluppo sulle quali investire è e rimane l’internazionalizzazione delle nostre imprese». Un fronte, questo, su cui Piazza Cordusio si è mossa da tempo: «Noi ne abbiamo già supportate oltre 6mila in un anno per accompagnarle sui mercati esteri. Oggi dobbiamo poter portare fuori i nostri prodotti, innovare i processi, puntare sulla ricerca e sulla qualità. Qualsiasi idea deve partire quindi da obiettivi precisi». Circa le modalità d’intervento, invece, qualche suggerimento puntuale arriva da Dario Scannapieco, vice presidente della Bei: «Oltre a fornire credito a medio-lungo termine – ragiona –, c’è da offrire garanzie a condizioni vantaggiose, sviluppare strumenti di condivisione del rischio tra operatori finanziari e pubblici, intervenire con strumenti di finanza mezzanina e direttamente nell’equity delle imprese per rafforzarne la strutture del capitale». Questa una possibile road map per il nuovo veicolo privato ipotizzato dal Sole, che però – esorta Scannapieco – da solo non può bastare: «in parallelo è urgente mettere in atto, anche a livello europeo, iniziative per sostenere la domanda aggregata. Altrimenti si sarà fatto solo la metà di quanto occorre». Chi parla di idea «sicuramente molto interessante» è anche Andrea Montanino, direttore esecutivo per l’Italia del Fondo monetario internazionale. «Si tratta però di capire come realizzarla – mette in guardia – poiché è noto che in Italia non siamo velocissimi nel mettere in atto i progetti e non vorrei che si pensasse a uno strumento che per vedere la luce impieghi almeno un paio d’anni. Si potrebbe invece guardare a ciò che c’è già, magari potenziando i mezzi esistenti: infatti, abbiamo strumenti come il Fondo italiano investimenti e il Fondo strategico italiano; poi c’è il Fondo centrale di garanzia per le pmi che garantisce fino all’80 per cento dei prestiti di banche e Confidi e la liquidità che è stata messa a disposizione delle banche dalla Cdp per finanziare le Pmi. Infine, esiste una struttura che si chiama Banca del Mezzogiorno: certo, è importante usare strumenti non convenzionali, ma, intanto, non sarebbe meglio potenziare anche quel che già c’è, per non perdere tempo prezioso?».

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