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Da Banche centrali e Bric la spinta ai prezzi dell’oro

I recenti dati sull’occupazione Usa confermano il miglioramento del quadro macroeconomico della prima economia mondiale e permettono di escludere, grazie anche al compromesso raggiunto tra repubblicani e democratici sul “fiscal cliff”, una sua ricaduta in recessione. Su questo scenario si innestano le novità provenienti dalla Federal Reserve, che ha inviato un messaggio chiaro: il terzo round di alleggerimento quantitativo è destinato a estinguersi. È probabile, quindi, che il 2013 veda la fine del quantitative easing, togliendo ossigeno alla scalata dei prezzi delle obbligazioni governative. I bond rischiano dunque di cadere sonoramente.
In affanno anche l’oro, un altro asset che ha molto beneficiato della politica accomodante della Fed e che ora sta facendo i conti con le mutate prospettive. I prezzi del metallo giallo, del resto, si sono mossi all’ingiù per tutte le ultime sei settimane del 2012, il periodo più esteso di ribasso dal 2004. Mentre sui bond sono molti gli osservatori che parlano di bolla pronta ormai a scoppiare, per quello che riguarda l’oro una buona parte del mercato sembra essere convinta che la flessione possa dimostrarsi solo una pausa temporanea e che quindi siano ancora appropriate strategie di acquisto, seppure sulla debolezza. Il Gold Investor Index di BullionVault, indice che mostra il rapporto tra acquirenti e venditori netti di oro fisico nella piattaforma di BullionVault, conserva la tendenza a mantenersi al di sopra della soglia di 50, confermando l’impressione che ogni movimento di ribasso delle quotazioni costituisca ancora un’occasione d’acquisto.
L’oro ha archiviato il 2012 con il dodicesimo saldo annuale consecutivo positivo, anche se nell’ultima parte dell’anno sono venute a mancare almeno due delle ragioni che avevano sostenuto le quotazioni nei mesi precedenti: i timori di una disgregazione dell’Eurozona e di un rallentamento molto evidente dell’economia cinese. Ora che le misure prese da Mario Draghi sembrano aver convinto i mercati della scarsa probabilità di vedere cadere Spagna e Italia sotto i colpi della speculazione e che i dati macro provenienti dalla Cina prospettano un 2013 con una crescita nuovamente in aumento, i motivi per rifugiarsi nell’oro diminuiscono.
Sul prezzo del metallo giallo tuttavia dovrebbero continuare a sussistere motivazioni rialziste: da un lato, l’aumento della domanda da parte di India, Cina e Banche centrali; dall’altro, i tassi d’interesse a livelli minimi in Europa e Usa, con conseguenti timori di ripresa dell’inflazione. Eppure le quotazioni sono scese tra novembre e dicembre al di sotto delle medie mobili a 100 e 200 giorni, attualmente resistenza a 1.715 e 1.660 dollari circa, mettendo sotto pressione anche la trend line che sale dai minimi di inizio 2011. L’eventuale discesa al di sotto di area 1.600 dollari costringerebbe a considerare come probabili affondi verso la base del canale discendente che è possibile delineare a partire dal top del settembre 2011, attualmente in transito in area 1.400 dollari. Movimenti fino in quell’area potrebbero essere ancora considerati come una semplice flessione correttiva. Per chi avesse tuttavia già in portafoglio il metallo giallo, o strumenti a esso correlati, la violazione dei 1.600 dollari sarebbe un primo segnale in favore della riduzione dell’esposizione.

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